Roma Criminale: Processo Cucchi, quando Stefano fu arrestato stava bene


Dalle udienze iniziali del processo sulla morte di Stefano Cucchi, sono emerse le prime conferme. Il maresciallo dei carabinieri Roberto Mandolini, comandante della stazione Appia la sera dell'arresto, racconta: "La sera del 15 ottobre, dopo l'arresto e fu portato nella caserma dei carabinieri della stazione Appia, Stefano Cucchi era tranquillo e spiritoso. Non disse di avere particolari problemi di salute, accennò a una sofferenza di fegato. Aveva profonde occhiaie marroni, forse dovute all'uso di stupefacenti".

"Non indicò una dimora fissa - ha aggiunto il maresciallo - disse di abitare saltuariamente da qualche amico e ogni tanto anche a casa dei genitori. Andammo a fare una perquisizione nella casa di famiglia che diede esito negativo. Dopo la perquisizione era stanco, non volle mangiare ma solo bere, voleva andare a riposare; niente di strano o di diverso nelle sue condizioni rispetto al momento dell’arresto".

Poi è la volta di Francesco Tedesco, uno dei carabinieri che accompagnarono Stefano in udienza. Più faticosa la sua ricostruzione. Diversi vuoti di memoria. Dice di aver sentito qualcuno gridare: "Guardie! Guardie!.. forse Stefano Cucchi", dalle celle di sicurezza sotto al tribunale, la mattina dopo il fermo per droga.

Il pm, Vincenzo Barba, gli ricorda che il 7 novembre scorso aveva dichiarato alla procura di "aver sentito quelle grida". E poi "una voce di donna" intimare: "Stai zitto, che è meglio per te. Non chiamare le guardie". E il carabiniere conferma.

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