Ciao Angelo, Roma ti citerà sempre

E' morto Angelo Bernabucci, l'attore romano diventato famoso soprattutto per la sua parte nel film "Compagni di scuola", in cui interpretava Walter Finocchiaro.

Viveva nella sua casa di via Giulia, ma da mesi era ricoverato all'ospedale Fatebenefratelli di Roma, sull'isola Tiberina. Della sua scomparsa ne ha dato notizia, via Twitter, il critico cinematografico Marco Giusti.

In effetti, come tanti personaggi di Roma, non si può dire che Bernabucci fosse un attore, tanto meno un comico. Era lui stesso. Così come ogni romano (ma non solo) lo ha citato e imitato almeno una volta nella vita.

Pare che non amasse nemmeno troppo fare cinema e tv (nonostante avesse poi fatto diverse cose, ecco la filmografia completa nel ricordo di Cineblog). Era una cosa che "gli era capitata". Sicuramente amava tanto Roma e la Roma. Grandissimo tifoso. Nel 1988 fu lanciato al suo esordio da Compagni di scuola, di Carlo Verdone, con quel personaggio strepitoso che era ed è Walter Finocchiaro.

Un classico elemento nei film di Verdone, grande cacciatore di archetipi romani. Quella sorta di richiamo della foresta o del sampietrino per meglio dire. L'animo serciarolo del romano autentico. Disincatato, scettico, cinico, sarcastico, definitivo. Ironico come nessuno.

Ed è per questo che in questi giorni di santificazione, tutti snoccioliamo eruditi le perle di Finocchiaro. Perché noi semo fatti così. La battuta ce piace.

Inoltre, ancora Verdone lo ha saputo fotografare come nessun altro, ogni romano ha spesso un aneddoto da raccontare su certi personaggi. Il mio è questo:

Un giorno passando in bicicletta a via Monserrato, mi fermai in piazza Santa Caterina della Rota, e chiesi informazioni a qualcuno che era sull'uscio di Di Bartolomei Cicli, famoso laboratorio di bici in zona. Nemmeno ricordo cosa cercavo.

Ebbene da un tavolo della trattoria accanto (credo sia la zona esterna del ristorante Monserrato, da cui si entra nell'omonima via) mi rispose una voce inconfondibile, che riconobbi prima del volto, protetto dagli occhiali scuri.

Era proprio lui, col fare da padrone di casa, con lo stesso identico tono che usava nei film, lo stesso timbro, le stesse espressioni. Mi disse qualcosa tipo: "Ma 'ndo vai? Mettete a sede no? Non vedi che giornata?".

Lo salutai come si deve. Ma lui nun fece na piega. Capii che non era gli applausi che andava cercando. La popolarità per un romano è un'arma a doppio taglio. Lui lo sapeva. Lo stesso Carlo Verdone, nel ricordarlo, spiega perché mai fosse così di casa (proprio come lui del resto) da quelle parti:

"L'ho scoperto io frequentava degli amici comuni che avevano un autofficina in via del Monserrato. Mi colpì la sua voce romana, potente e la sua risata fragorosa. Aveva una notevole presenza tanto che dopo Compagni di Scuola fu uno dei caratteristi più ricercati. Rese molto efficace la sua parte e contribuì assolutamente al successo di uno dei miei migliori film. Lo ricorderò sempre con vero affetto. E mi addolora, essendo in America, non poter esser presente per l'ultimo saluto".

In questa intervista, poi, trovata su youtube, scoprirete ancora meglio quello che ho cercato di raccontarvi:

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