Bilancio Campidoglio: un nuovo buco di 60 milioni. Si dimette l'assessore Morgante, la delega al sindaco Marino

Errore sul bilancio previsionale 2014. Mancherebbero altri 60 milioni. La giunta deve ricominciare da capo. Chi ha sbagliato i calcoli?

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La prima testa a rotolare nella giunta capitolina di Ignazio Marino è quella che avrebbe dovuto risollevare Roma dalla genuflessione miliardaria del debito: è l'assessore al bilancio Daniela Morgante, che ha rassegnato le proprie dimissioni.

A renderlo noto è una nota del Campidoglio:

"Il sindaco di Roma Ignazio Marino e l'assessore al Bilancio Daniela Morgante hanno condiviso la decisione di interrompere la loro collaborazione. La delega al bilancio viene assunta da oggi dal sindaco di Roma Ignazio Marino. [...] Gli obiettivi e i programmi della Giunta, in vista dell'approvazione del bilancio di previsione 2014, restano inalterati. La decisione è maturata dopo un confronto lungo e leale."

Fermo restando i fatti, e cioè le dimissioni dell'assessore Morgante anche in virtù delle nuove "scoperte" sul bilancio capitolino, più nero di quanto non si temesse, sono tempi durissimi per Ignazio Marino; nella nota si parla di "approvazione del bilancio di previsione 2014" quando ancora bisogna approvare il bilancio definitivo del 2013 (la previsione è stata approvata a gennaio 2014, una follia tutta romana), segno di come il Comune tenti di confondere le acque per mettersi al sicuro evitando guai peggiori. Guai che sono dietro l'angolo per il sindaco, che vede la sua stessa maggioranza continuare a bloccare vergognosamente i lavori del Consiglio Comunale: da fine dicembre infatti sono pochissime le sedute del Consiglio che si è potuto non portare a termine, ma nemmeno iniziare, con il PD che ha giocato a negare il numero legale anche per 10 sedute consecutive.

Un comportamento di irresponsabilità politica che Marino sembra impossibilitato ad affrontare, imbragato come è da lacci e lacciuoli di "clientele" politiche sparpagliate nei vari circoli romani, sui quali è fortissima l'influenza del deputato PD Enrico Gasbarra, da qualcuno definito il Ras del Pd a Roma. Una situazione talmente insostenibile che provoca malumori nella stessa maggioranza, all'interno della quale ci sarebbero già 3-4 consiglieri di maggioranza pronti a votare la sfiducia al sindaco qualora qualcuno la presentasse (preferibilmente l'opposizione, sempre che non siano i cinque stelle). Secondo i primi rumors, il sostituto all'assessore che va per la maggiore è il deputato PD Marco Causi.

Bilancio Campidoglio: un nuovo buco di 60 milioni.

Il bilancio del Campidoglio assomiglia alla Morte Nera. Un labirinto del male. Più si studia e si ricuce, più si strappa e regala nuove perdite, ammanchi, spese mai coperte. Non solo, tanta incapacità di "fare conti" almeno esatti comincia a minare la fiducia interna del PD. In molti sospettano che il clima sia quello di congiura per far cadere definitivamente Marino.

Nonostante siano tutti impegnati per riportare in equilibrio i conti, infatti, ecco una nuova, tragica falla. Errore di calcolo dell'assessore Morgante e del ragioniere generale Salvi. Così pare. E' stata la task force istituita da Marino a scoprirlo:

Cattoi, Estella Marino, Improta e Mattia Stella dovevano riscrivere insieme al sindaco il documento da presentare alle forze sociali e alla maggioranza, affiancando la Morgante nella stesura del bilancio previsionale e della relazione sulle scelte politiche.

Lo schema della Morgante prevedeva un taglio sul grande baraccone (gabinetto del sindaco, strutture di supporto agli organi dell'amministrazione, avvocatura, ragioneria, segretariato, polizia locale, dipartimenti e municipi) di 198 milioni. Al quale andavano aggiunti i 308 milioni bloccati dal patto di stabilità, per un totale di 506 milioni in meno rispetto all'anno precedente.

Ma nel budget rimasto (1 miliardo e 553 milioni) sono "emersi" altri 197 milioni di spese non coperte. A quel punto tutti si erano messi all'opera di recupero: Leonori e Improta su tutti. Incaricati di rastrellare ovunque i fondi necessari. Ricorderete le ipotesi di nuove tasse di soggiorno, Cosap, Tasi e tariffe varie per un valore di poco superiore ai 200 milioni.

E poi i grossi tagli a dipartimenti e municipi. Ma questo ultimo buco ha gettato l'intera giunta nel panico: si tratta di 60 milioni che fanno sballare tutti i calcoli, e costringono all'ultima spiaggia della conversione del 3 volte firmato decreto Salva Roma (che consentirebbe di utilizzare entrate straordinarie per circa 260 milioni).

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