La Grande Bellezza apre le porte di Palazzo Sacchetti

Un'apertura straordinaria. Esclusiva. Una visita guidata specializzata. Palazzo Sacchetti a via Giulia. Dove sono state girate diverse scene de La Grande Bellezza.

I tour e gli eventi per La Grande Bellezza si moltiplicano. Il film di Paolo Sorrentino può far discutere, anzi litigare, ma su una cosa tutti dobbiamo concordare: Ha spalancato la strada su una Roma da scoprire.

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Siamo stati fra i primi a ritrovare tutte le location romane del film, ora abbiamo anche il privilegio di entrare in una delle più segrete ed esclusive: Palazzo Sacchetti a via Giulia.

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Lo facciamo grazie a ItalianWays, un magazine online sulle eccellenze dell'Italia nell'arte, nella cultura, nel paesaggio, nel design e nell'artigianato edito dall'agenzia Angelini Design.

@ItalianWays vuole portare nella rete le strade e gli stili di ?vita dell’Italia. Vuole scommettere sulla sua bellezza tuffandosi nel suo gomitolo di strade e lasciandosi rapire dalla fortuna di incroci e incontri, per gioire della sensazione che il poeta Eugenio Montale descrive in una sua famosa lirica: ?«Quando un giorno da un malchiuso portone / tra gli alberi di una corte / ci si mostrano i gialli dei limoni; ?/ e il gelo del cuore si sfa / e in petto ci scrosciano le loro canzoni / le trombe d’oro della solarità».

La visita condotta dalla Storica dell'Arte e Archeologa Elena Cagiano de Azevedo, è cominciata con un'introduzione sul quartiere dei Fiorentini, su Via Giulia e sugli esterni di Palazzo Sacchetti.

Palazzo Sacchetti come non lo avete mai visto quindi. Eccezionalmente aperto dalla famiglia che lo possiede e lo abita ancora oggi (dal 1600), i Marchesi Sacchetti. Con il permesso inoltre di fotografare tutto (di norma è vietato).

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Lo storico palazzo fu progettato e in parte costruito da Antonio da Sangallo, che ne volle fare la propria abitazione, ottenendo nel 1542 il terreno da Paolo III, suo principale se non esclusivo committente, e a cui dedicò lo stemma tutt'ora esistente ma abraso, sulla facciata principale.

L'architetto voleva creare un "palazzo perfetto", ma morì in fase di progettazione e nel 1546 l'opera da completare passò a suo figlio Orazio. La costruzione fu portata a termine da Nanni di Baccio Bigio. Passò poi in varie mani, dai Ricci di Montepulciano, alla famiglia Cevoli o Ceuli da cui prese nome l'adiacente Vicolo del Cefalo, quindi acquistato dal cardinale Ottavio Acquaviva d'Aragona arcivescovo di Napoli, che vi fece costruire la cappella affrescata da Agostino Ciampelli.

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Nel 1648 gli Acquaviva vendettero infine il palazzo ai marchesi Sacchetti provenienti da Firenze. Quella zona di via Giulia, come ci è stato spiegato, era avamposto delle famiglie fiorentini, abili nel mercato. Non a caso ci siamo trovati Largo de Fiorentini.

Da ricordare che tra il vicolo del Cefalo e via del Gonfalone si sarebbe dovuto estendere il palazzo dei Tribunali della "Curia Julia" che, secondo il progetto di papa Giulio II e del Bramante, avrebbe dovuto avere una struttura quadrangolare porticata con torri ai quattro angoli. L'edificio rimase però incompiuto a causa della morte di entrambi: sono rimaste così soltanto le fondamenta costituite da alcuni filari di grandi pietre bugnate che sporgono largamente in fuori, tanto da costituire una specie di sedile, che i romani chiamano ancora i sofà di via Giulia.

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Entriamo, dopo il cortile, e saliamo lo scalone. La bellezza e la magnificenza degli appartamenti nobiliari toglie il fiato. Soprattutto per i due saloni principali che si trovano come poli terrestri da una parte all'altra del palazzo. Il primo è quello dei Mappamondi, che s'incontra poco dopo l'entrata, e si affaccia su via Giulia.

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Una sala straordinaria. Dove non esiste un dettaglio fuori luogo. I due grandi mappamondi antichi (terrestre e celeste) di fine '600, opera del cosmografo Vincenzo Coronelli, monopolizzano l'attenzione. Quando meriterebbero contemplazione anche i soli pavimento e soffitto.

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Le imponenti pareti sembrano muoversi. Sono i fitti affreschi di Francesco Salviati che raccontano gli episodi delle Storie di David: dagli scontri con Saul, al bagno di Betsabea, dalla danza di David alla sua arringa verso i soldati.

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La luce, i chiaroscuri accesi e le prospettive giocano sensazioni ottiche veramente cinematografiche. E' difficile lasciare questa stanza. E si rischia di rimanerci anche troppo...

Così la visita prosegue quasi di corsa. Fra camere e sale, salotti, una piccola cappella, quadri di famiglia e divani vissuti.

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Fino ad arrivare ad un lungo corridoio (che Sorrentino utilizzerà) sinuoso e asimmetrico, dovuto all'ampliamento del palazzo, della famiglia Ceuli, che culmina con il gioiello finale della grande Galleria che guarda verso il Tevere.

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Controluce, la lunga elegante sala ci aspetta come ad un ricevimento in alta uniforme. La terrazza su Lungotevere sembra chiudere fuori dal tempo il traffico caotico di Roma d'oggigiorno, con il sipario naturale nel ricamo delle verdi chiome dei platani.

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Galleria Sacchetti, opera di Giacomo Rocca, contiene un grandioso ciclo di affreschi, stucchi, busti e statue antiche. Fedele riproduzione della Cappella Sistina.

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E' fra queste ceramiche, che La Grande Bellezza celebra, la solitudine e la sofferenza (a dire il vero piuttosto anacronistica) della depressione aristocratica.

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Vi sono anche due celebri affreschi del '600 di Pietro da Cortona, raffiguranti la Madonna col Bambino e Adamo ed Eva. La collezione Sacchetti è poi arricchita anche da artisti del calibro di Guido Reni e Guercino. Nel 1748 papa Benedetto XIV acquistò dalla famiglia ben 186 quadri, che andarono a costituire il primo nucleo della Pinacoteca Capitolina.

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Sempre dalla Galleria, ci si può affacciare per spiare dall'alto il giardino con il bel ninfeo, di recente restaurato (in cui Sorrentino, spostandolo, ambienta il gioco "spiato dall'alto" dei bimbi con la suora).

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Il piccolo giardino all'italiana è una chicca di proporzioni nel cuore di Roma, che nessuno potrebbe immaginare. Siepi, fontana, statue, panchine e chiostri. Tutto quasi in miniatura. Proprio sul temibile confine con il Lungotevere, si trova il piccolo edificio del Ninfeo. Salvato dall'intervento di restauro e "messa in sicurezza" da clacson e smog.

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Ormai è tempo di salutare l'esperienza unica che abbiamo vissuto. Ringraziando ancora Italian Ways per la straordinaria occasione, e forse anche un po' La #GrandeBellezza che ha rinnovato il turismo di qualità e la voglia per le visite di un livello superiore. Come tutti speriamo.

by @RondoneR - Video e Foto | © by Rondone®

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