Stormi d'uccelli neri, com'esuli pensieri

C'è uno spettacolo che va in scena ogni pomeriggio in piazza dei Cinquecento, è gratuito ma ha una programmazione limitata alla stagione fredda. Bastare alzare lo sguardo al cielo. Gli uccelli che di giorno stanno per i numerosi parchi e le ville di Roma, finiscono la loro giornata sopra lo spazio prospicente la stazione Termini. Lì, mi dice un amico ornitologo, trovano una temperatura più mite a causa del calore sprigionato dal motore degli autobus. I più meravigliati sono i turisti, che stanno per minuti con il naso all'insù incuranti di un piccolo pericolo: i voli imprevedibili, le ascese velocissime e le traiettorie impercettibili lasciano infatti memoria di sé con una macchietta bianca sulla spalla del soprabito (nella migliore delle ipotesi).

Anni fa c'erano degli operatori con un grande megafono al collo che camminavano per la piazza emettendo un suono spaventoso, a metà fra il verso di un rapace e la voce di Ilaria D'Amico. Nelle intenzioni di non so chi, quel rumore avrebbe dovuto impaurire i pennuti e farli scappare altrove. In realtà riusciva solo nel primo intento, che poi non mi pare la via giusta per la stitichezza. Infatti il guano proliferò per la gioia delle tintorie e il disagio dei passanti. Chissà se esiste un modo per limitare questo inconveniente. Semi di finocchio?

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