Gita fuori porta: a Coltodino per la Sagra della salsiccia… con ruzzica


Forse vi sembrerà poco primaverile (secondo me, una salsiccia, quando sfrigola sulla brace è adatta a tutte le stagioni), ma la gita fuori porta di oggi ci porta in una semisperduta frazione di Fara Sabina, nel Reatino, precisamente a Coltodino, per la Sagra della salsiccia.

In programma ci sono stand di prodotti artigianali, un pranzo tipico a base della verace cucina che si serve dei prodotti locali più genuini e un pomeriggio che sfocia nella sera con la musica dei “Liscio e gasato”. Tra un ballo sfrenato e l’altro, poi, la possibilità di rifocillarsi con le ottime pizze fritte.

Ma il motivo principale per cui vi segnalo questo appuntamento, sta nella grande partitona di ruzzica che si svolgerà per tutta la domenica mattina. Innanzitutto un po’ di storia, presumo, infatti, che non tutti sappiano cos’è la ruzzica.

Trattasi di un gioco tipico del centro Italia, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, affiorando addirittura in epoca romana o etrusca, stando, almeno, alla muta testimonianza di un affresco della Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia in cui, secondo una delle interpretazioni, si scorge proprio l’attrezzo che dà il nome al gioco.

La ruzzica, infatti, è una forma di legno del diametro di una media caciotta (dal quale a volte è sostituita, pena il fare una sola partita perché si sa, giocare mette fame…) che due squadre alternativamente fanno, appunto, ruzzolare all’interno di un percorso prestabilito fatto di spigoli, scalini e ostacoli vari, fino a fare ‘meta’ nella porta della cantina di uno dei partecipanti.

E a proposito di cantina, è qui dentro che ha luogo la ‘premiazione’: cioè una gozzovigliata dei dolci e del vino conservati al suo interno. Le regole hanno due varianti principali: c’è chi decide il traguardo che si deve raggiungere con un numero di lanci minore possibile e chi, invece, calcola la distanza maggiore percorsa dalla ruzzica con un numero prefissato di lanci.

Ancora: c’è chi gioca in un campo delimitato e chi in campo libero, sfruttando tutte le caratteristiche del terreno. Il gioco era tipico del periodo di Carnevale, e i campioni erano oggetto di grande rispetto, dal momento che la ruzzica richiedeva anche una certa prestanza fisica, come testimonia questo sonetto del Belli:

“Sta cacca de fa a rruzzica, Dodato, co la smaniaccia d’abbuscà ll’evviva, nun è ggiro pe tté, cche nun hai fiato de strillà mmanco peperoni e oliva”.

Foto | Flickr

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