Guercino torna a Roma con Amore e Guerra tra Castel Sant'Angelo e Palazzo Colonna

Forse l’Amore non ferma la Guerra, ma crederlo possibile è sempre stato di enorme conforto e ispirazione per molti, a quanto pare anche per il dio della guerra della mitologia romana dipinto da Giovanni Francesco Barbieri, protagonista del Guercino Ritrovato esposto a Castel Sant’Angelo e in questa slide di particolari.

Un “Marte Furibondo Ritenuto da un Amorino”, il cui impeto bellicoso è trattenuto dal piccolo Eros, e il possente corpo è proteso verso un invisibile Venere, sullo sfondo di un cielo offuscato da polveri esplose e un ideale Castel Sant’Angelo, fortezza di sofferenze da sempre, pronto ad ospitarlo con la mostra “Il Guercino Ritrovato Quando Amore ferma la Guerra” fino al 12 giugno 2011.

Lo stesso dipinto di Giovanni Francesco Barbieri, detto Il Guercino a quanto pare proprio per quello sguardo ‘toccato da Venere’ (ergo strabismo), che dopo avere attraversato i meandri del collezionismo internazionale (ora di proprietà del Dyonisos art fund) e il disinteresse per l’arte del Seicento, dopo 390 anni torna sulle sponde del Tevere nel mese consacrato a Marte, come quell’ideale messaggero di pace che fa riflettere sulla forza dell'amore e sul potere della guerra.

A tornare nella Capitale che già ospita l’Aurora dipinta sulla volta del Casino Ludovisi e la monumentale pala con la Sepoltura di Santa Petronilla eseguita per un altare di San Pietro custodita nei Musei Capitolini, sono anche due opere di questo esponente dell’innovativa “Scuola Bolognese” riscoperta dal mercato per l’attenzione al paesaggio e ai soggetti profani, in mostra fino a venerdì nella sede della casa d'aste Dorotheum di Palazzo Colonna, in attesa di essere battuti all'asta del prossimo 13 aprile al Palais Dorotheum di Vienna.

Davide che mostra la testa di Golia al cielo riflettendo sul trionfo di "Davide e Golia”, ed Eros che governa e gioca con le arti ne "L'amore virtuoso" (stima 4-500mila euro) sono comunque in buona compagnia di «Angelica che cura Medoro» (200/300.000 euro) di Giovanni Lanfranco, dallo «Studio di uomo con barba» di Annibale Carracci, dalla «Lucrezia» (80/120.000 euro) di Guido Cagnacci, e di un «Ritratto» inedito di Ludovico Carracci.

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