Politiche abitative e sgomberi, dalle palazzine agli spazi comuni il reato di non allinearsi

Occupazioni e sgomberi, una città incapace di ascoltarsi

Nel pasticciaccio brutto del sequestro preventivo dei locali dell'Angelo Mai Occupato Altrove, a Caracalla, non c'è solo l'eterno dualismo "sgomberi" contro "occupazioni": nei fatti di martedì mattina, quando nel pieno di uno sciopero nazionale del trasporto pubblico si è deciso di ingrassare gli stivali del reparto mobile di Polizia e Carabinieri e sbattere sotto le stelle circa 300 persone, c'è anche il solito conflitto tra politica e magistratura.

La prima ha fatto del dramma degli occupanti il proprio costume politico, utilizzando gli occupanti come manganello e, contemporaneamente, come bacino elettorale. La seconda invece utilizza le forze dell'ordine, nell'esercizio del potere giudiziario, come braccio armato della legge.

Nel mezzo ci sono loro: gli occupanti delle palazzine di Centocelle ed Anagnina (ma non solo), così come gli artisti, i bambini, gli attivisti ed i semplici frequentatori dell'Angelo Mai Occupato Altrove.

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I fatti di martedì non sono il fondo di un barile da grattare, tantomeno la goccia ultima che fa traboccare il barile: i fatti di martedì sono il barile, sono il contenitore all'interno del quale si trovano tutti i "non allineati" a quel "pensiero unico" che oramai la fa da padrone un po' ovunque; un pensiero unico che si istituzionalizza nelle parole del Presidente dell'Assemblea capitolina (il Consiglio Comunale di una volta), Giordano Tredicine:

“Finalmente questa mattina è stato inferto un colpo a chi persiste nell’illegalità delle occupazioni. Questi movimenti da troppi anni rappresentano una vera e propria lobby che tenta di condizionare la politica delle amministrazioni, soprattutto dopo l’annuncio della fine della lucrosa stagione dei residence. Speriamo si inizi a comprendere che esistono delle leggi e c’è chi le fa rispettare.”

Da due giorni inoltre al Comune di Roma giurano praticamente su qualsiasi cosa di non sapere nulla degli sgomberi di martedì (e ciò, a parere di chi scrive, non fa che aggravare la posizione del Comune e del Sindaco): se è impensabile che al Comune di Roma nessuno sia stato informato che 300 persone stavano per finire lungo la strada, inaccettabili sono invece le modalità violente con cui sono avvenuti gli sgomberi.

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Dice bene Tredicine quando parla di "illegalità delle occupazioni", non riferendosi tuttavia a quelle di suolo pubblico delle centinaia di camion bar che affollano le vie del centro storico e che fanno capo alla sua famiglia, tantomeno a quelle dei pubblici spazi durante la sua campagna elettorale (non abbiamo notizia del pagamento di alcuna multa, ma attendiamo fiduciosi la smentita): gli occupanti conoscono bene, come anche gli artisti dell'Angelo Mai, la loro condizione di illegalità.

Una condizione che è tuttavia discendenza diretta di politiche comunali assolutamente inadeguate ad una città con un tessuto sociale complesso come quello di Roma: sbattere fuori gli occupanti dalle palazzine di Centocelle e Anagnina perchè alla Procura di Roma hanno il sospetto che ci sia chi paga "il pizzo" è come far chiudere i negozi del centro storico di Palermo che il pizzo lo pagano veramente.

La drammatica stoltezza di guardare il dito e non la luna è diventata, oramai, la prassi comune e i movimenti per i diritti dell'abitare, gli occupanti "per necessità", gli artisti dell'Angelo Mai, fanno la stessa fine dei Rom all'interno del G.R.A., spostati periodicamente da una parte all'altra della città, che così riesce a gestire contemporaneamente problemi sociali, consenso politico ed appalti in regime di emergenza in un connubio di antidemocrazia e razzismo che dilagano in tutt'Italia (a Milano le cose non vanno molto diversamente).

Il "modello Roma" è quello che gestisce le problematiche sociali come problemi di ordine pubblico: come ai cittadini di etnia Rom viene promesso un nuovo campo attrezzato e in regola (ieri a San Paolo, oggi al Laurentino, domani ad Anagnina e dopodomani chi può saperlo) ad ogni sgombero (mediamente una comunità Rom viene sgomberata e deportata in altri campi due volte l'anno), così oggi quel modello si rivela perfetto per gestire i capricci di chi le palazzine le possiede ed ha tutto l'interesse di tenerle ben vuote.

Sono gli stessi palazzinari che attaccano gli occupanti dalle colonne dei giornali romani di questa mattina, che difendono i loro interessi ma che se ne infischiano dei beni comuni, delle esigenze delle minoranze, delle richieste di chi è in difficoltà: il dilagare del pensiero unico è il cancro sociale mostrato a tutti come virtù, grazie al potere affabulatorio dei giornali, dei politici, delle televisioni (l'unico servizio pubblico sui fatti di martedì è andato in onda ieri a Gazebo, su RaiTre).

Un modello vincente quello dell'ordine pubblico al posto delle politiche sociali, già adottato durante le emergenze ambientali ed oggi applicabile un po' ad ogni manifestazione di dissenso, di alternatività, di bisogno. Un modello che il direttore di Blogo.it Alberto Puliafito ha descritto precisamente nel film "Comando e Controllo".

Facile, fin troppo, colpire l'anello debole di una catena di illegalità ancora tutta da dimostrare: nel frattempo chi occupa abusivamente il suolo pubblico del centro storico lucrandoci sopra, spesso in nero e con il beneplacito di vigili urbani distratti e funzionari comunali poco pignoli, continua indisturbatamente a chiedere ai giapponesi 20€ per una coppa di gelato due gusti con panna montata sintetica sopra. Non è benaltrismo, ma la realtà.

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