Dopo la catastrofe Giapponese quanti romani vogliono il nucleare?

AKW Grohnde_Malte Schmidt

Albert Einstein da geniale utopista intuì la possibilità di ricavare energia dal nucleo dell'atomo già nel 1905, ma è probabile che anche per Enrico Fermi e Robert Oppenheimer fosse ancora prematuro prevedere i ‘costi quasi più elevati dei benefici’ che avrebbe avuto l’energia nucleare. Nella storia degli ‘incidenti’, dopo Černobyl e il referendum del 1987, parlare di nucleare è diventato un tabù anche in Italia, fino a quando il costo energetico del paese ha resuscitato futuri nucleari, arrivando al punto di individuare siti ideali per centrali e scorie in tutto il paese.

In attesa del referendum di maggio gli animi di accendono e dividono tra pro, contro e confusi (tanti), fino a quando il Terremoto e lo Tsunami abbattuti sul Giappone e le sue centrali nucleari, rimettono tutto in discussione, e un bel po' di ansia in circolo. Anche i favorevoli alle centrali sembrano indecisi, al più cauti, in ogni caso contrari ad ospitare le centrali nelle proprie regioni di appartenenza, ma non a valutare con attenzione la situazione senza allarmismi.

Nel Lazio, in lizza con Montalto di Castro (Viterbo) e Borgo Sabotino (Latina), Renata Polverini dichiara che "Non c'è bisogno di nuove centrali", Zingaretti rilancia la green economy, Gianni Alemanno cerca di fare chiarezza sulle rilevazioni della squadra della Protezione Civile nazionale che avrebbe rilevato a Tokyo livelli di radioattività inferiori a quelli presenti a Roma, Greenpeace e Legabiente raccolgono firme e dissensi, mentre i Verdi nella capitale scendono in piazza contro il ritorno all'energia atomica. Io dopo aver raccolto le opinioni più discordanti lo chiedo a voi: oggi, al momento di votare il referendum, dopo la catastrofe Giapponese ..

Foto | Flickr

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