Antropologia urbana: i portieri dell'Exedra


Ero certo che fra le nominations a "uomo nero romano del 2007" potesse ancora farsi una certa strada l'evergreen arrotino, candidato fisso dal 1978, ma puntualmente battuto da una lunga serie di sindaci, diverse comparse di Cinecittà, qualche cultore del diritto.

Soprattutto quest'anno, che sappiamo con sicurezza che non solo egli è ubiquo, ma che fa pure miracoli, già fantasticavo di un suo eventuale discorso di ringraziamento al cospetto dell'Academy dei bambini da impaurire, che cominciasse quantomeno con un "Donne, vi ringrazio anche a nome dell'ombrellaio", e terminasse, per la grandissima emozione, con "Se il vostro coltello da prosciutto fa fumo, noi togliamo il prosciutto dal vostro coltello".

Fino a che non mi è capitato di badare per più un quarto d'ora - appostato, da perfetto etologo di animale pericolosissimo, appena al di là della tensostruttura che li separa dal mondo reale - al comportamento dei portieri dell'Hotel Exedra, in piazza della Repubblica.

Questi sono esseri di circa un metro e novanta l'uno, che non sfigurerebbero, per indole e dress code, tanto sul set dell'ennesimo remake di Jack lo Squartatore quanto in pieni giardini vaticani. Riescono a nascondere perfettamente una ferocia inverosimile dietro un aspetto molto poco rassicurante.

La mozzetta nera che ne accompagna armoniosamente le gesta, quando la misura della divisa è azzeccata, e si muove su e giù al passo svelto del titolare, pare una medusa parecchio urticante che per una volta - ed è questo il nostro principale problema - non si squaglia affatto al sole.

Per ore, d'estate come d'inverno, colla pioggia o sotto il sole, li vedi camminare insieme; e, se hanno fatto molti sbagli, se ne sbattono apertamente. Sanno essere crudeli con i passanti deboli e maleducatissimi con i clienti forti, facendo le giuste distinzioni.

Ho visto bambini attraversare la piazza accompagnati dalle mamme che, alla vista di queste creature, hanno puntato i piedi e vuotato il sacco, convinti di essere condotti lì finalmente ad espiare mesi di nutella trafugata e mani sporche, invece che semplicemente da McDonald's.

Ma i momenti più tremendi sono quelli in cui capiscono che macchina hai da un solo sguardo bieco.
C'è gente che preferisce lasciare l'auto lì per sempre, e raggiungere via taxi la propria dimora, anche oltralpe, piuttosto che dover fronteggiare una seconda volta il loro sorriso dinanzi anche solo ad una Mercedes non Kompressor.

Io ci ho provato, a fregarli. Non possiedo alcuna macchina mia e, indossando il più radical dei miei coat, con tanto di pipa Dunhill in bocca per depistare ulteriormente, mi sono piazzato davanti la loro gentile postazione. Li ho apostrofati, con perfetta imitazione della voce di Seth MacFarlane quando doppia Stewie Griffin: "Hello there! Any of you guys having news from my convertible's keys?" La reazione mi ha messo in fuga immediatamente: "E' venuto cor sessanta? e mò che vorrà 'sto cazzo di spagnolo?"

foto | 06blog.it

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