Pullman e commercio selvaggio: i tradimenti del Comune di Roma

Il Comune di Roma tradisce i suoi cittadini più impegnati a difenderla. A lanciare il grido d'allarme sono spesso gli stessi consiglieri comunali che hanno appoggiato questa giunta.

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Circa una settimana fa è stato approvato in Campidoglio un nuovo piano pullmann che fa paura. Con aumento delle aree di sosta in centro. Più bus turistici nelle aree archeologiche e monumentali. Ecco cosa dichiara Nathalie Naim, Capogruppo Lista Civica Marino Municipio 1, dal suo profilo Facebook.



Non è finita. Il Consiglio del Municipio 1, approvando una risoluzione a firma dei consiglieri Nathalie Naim (LCM), Yuri Trombetti (PD), Stefano Marin (LCM) e Annalisa Secchi (PD) ha lanciato un appello urgente al Comune chiedendogli di attivarsi per evitare l’imminente liberalizzazione delle attività commerciali nelle aree tutelate della città, causa il mancato adeguamento delle delibere vigenti al decreto Salva Italia.

Ecco cosa leggiamo nel comunicato congiunto:

I giudici del Tar hanno già evidenziato quest’inadempienza e se non si agisce a breve a Monti, Celio, Testaccio, Ansa Barocca, Trevi e Tridente, Borgo e San Lorenzo, potrebbero aprire centinaia nuove attività di somministrazione, pizze al taglio, kebab, friggitorie e paninoteche.
L’Esquilino potrebbe essere invaso da ulteriori vendite all’ingrosso, negozi di prodotti etnici e souvenirs. Nel Centro Storico vi sarebbe il via libera alle sale giochi, sexy shop, bancarelle itineranti.
Decadrebbero tutte le tutele per gli artigiani e i negozi storici.

Difatti nel dicembre 2011 il Decreto Salva Italia ha liberalizzato le aperture delle attività commerciali prevedendo che i comuni potessero continuare ad adottare le limitazioni per salvaguardare gli interessi costituzionalmente garantiti- la salute, la vivibilità dei residenti, la tutela dei beni culturali, l’ambiente urbano- a patto che gli ordinamenti venissero adeguati entro 90 giorni. Ma a distanza di quasi tre anni nulla è stato fatto e a luglio scorso il Tar ha accolto il ricorso di un imprenditore che ha chiesto di aprire un nuovo locale in via di Monserrato. Il giudice pur riconoscendo la facoltà del Comune di inibire l’apertura di alcune attività ha contestato il mancato adempimento da parte del Comune a quanto previsto dal decreto.

Il Consiglio di Stato dovrà esprimersi a giugno e ha sino ad allora sospeso la sentenza del Tar. Ma non è solo la delibera che impedisce di aprire nuovi pub, bar e ristoranti che rischia di decadere (delibera di AC n 35/2010), ma anche tutte le altre delibere di tutela (Del CC n 36/2006, Del CC n 86/2009, del CC n 10/2009). Qualche anno fa a causa dell’inerzia del Comune ad adeguare il proprio ordinamento al decreto Bersani del 2006 ci siamo ritrovati con 200 licenze di somministrazione in più e il problema delle famose licenze sospese. Ora si profila un danno ancora più grave.

L’atto approvato chiede inoltre che l’adeguamento delle delibere sia l’occasione per rinforzare la tutela degli ambiti di pregio aggiornando la normativa ai cambiamenti intervenuti, impedendo ad esempio in questi ambiti l’apertura di negozi di souvenirs o dei negozi di vicinato di cibi e bevande e di laboratori artigianali alimentari che a seguito delle liberalizzazioni degli orari sono divenuti l’escamotage per vendere la notte alcolici e stanno letteralmente invadendo i vari rioni.

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