Dalle 'botticelle' al taxi: i vetturini che vogliono cambiare vita

Botticelle

Senza il cavallo non esisterebbe l’epopea storica e cinematografica del West. Senza di lui non ci sarebbe il Palio e per i senesi sarebbe dura. È al cavallo che l’uomo si è sempre affidato per sentirsi qualcuno. Ne cura l’immagine, ne crea dei divi, ci guadagna inevitabilmente accarezzandolo schiumante a fine corsa vincente. Come è possibile che il cavallo, simbolo di eleganza e nobiltà, sia finito tra motori, esalazioni e gente che ha fretta? Roma non ha più né spazio, né ponentino per una passeggiata in carrozza, ma il cavallo, quando il mezzo traballa sotto il peso di una famigliola che parla, tira un sospiro bavoso di sollievo: finché vengono, non corro pericolo di vita.

Tuona così l'attrice Franca Valeri dalle pagine de Il Messaggero alla notizia che alcuni vetturini hanno presentato al Comune di Roma le pratiche per cambiare lavoro. Chiedono la possibilità di convertire la loro licenza da autisti di botticelle in quella per guidare il taxi. Hanno iniziato nel mese di dicembre e ora sono già undici dei 42 vetturini che lavorano nella città, ad aver fatto richiesta al dipartimento Mobilità del Comune.

Motivo? Non solo un regolamento poco chiaro (e le conseguenti proteste di animalisti e cittadini), ma anche lo stato dei poveri animali, costretti a percorrere chilometri in un ambiente inadatto e saturo di smog. Già in ottobre, il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ne aveva proposto l'abolizione, giudicando quella delle botticelle: "un’attività che non è più in linea con il sentimento popolare e che danneggia l’immagine della Capitale". Così i vetturini chiedono di diventare tassisti, affidandosi a una delibera esistente che consente la voltura, perché il servizio riguarda comunque il trasporto pubblico. Meno cavalli e più automobili, insomma. Vi sembra un cambiamento favorevole?

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