L'acqua di Roma: un bene o uno strumento?

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Il primo bicchiere di acqua della giornata, corroborante tanto per il corpo che per lo spirito, questa mattina lo offre direttamente il nostro sindaco, che dopo tanta polemica, proposte impopolari di privatizzazione e reazioni popolari contrarie, prima del referendum che si propone di chiarire l'orientamento popolare, porta in tavola l’acqua di Roma insieme ad una sorta di esegesi della situazione, che potrebbe essere stata fraintesa a causa della ‘campagna ideologica contro la privatizzazione che confonde le idee ai cittadini e blocca i processi di cambiamento e innovazione’.

In sintesi la questione è mal posta, e come al solito è un problema squisitamente semantico a seminare ‘zizzania’, tra beni e strumenti, perché a quanto pare "qui si parla non di privatizzare l'acqua, che rimane un bene pubblico, ma semplicemente di privatizzare uno strumento", affidandone il 69% a privati ‘che gestiscono le proprie quote seguendo logiche di mercato, sulle quali non sta al Comune esprimere giudizi’.

Contro ogni demagogia che il nostro sindaco combatte impavido con uno spirito donchisciottesco che fa tenerezza, la risposta referendaria dovrebbe quindi tenere conto del fatto che l’acqua è oro bianco che sprechiamo, e privatizzarla renderebbe più responsabili consumi e consumatori ..

.. o quanto meno fornirebbe a parecchi uno ‘strumento’ pedagogico per valorizzarla e risparmiarla, e solo a chi se lo più permettere il lusso di scialacquarla, insomma quello che già succede ‘con successo’ nel Sud dello Stivale, dove l’acqua ‘manca’ e molti la razionane mentre altri ci nuotano.

Tutto ha un prezzo a questo mondo, nevvero? E l’essere umano è una bestiola che tende a dare tutto per scontato, quindi lo spreco va combattuto dando valore ed un ‘prezzo’ alla risorsa, tutele sociali a parte che non mancano mai di pensare al bene del cittadino, questo per non fare regredire un servizio, che andrebbe benissimo se si vigilasse meglio.

Mentre con un indole utopica senza speranze aperta alla riflessione mi chiedo perché non si può gestire Acea con maggior rigore senza il bisogno di lasciarla ai privati, e ricorrere a strumenti pedagogici più edificanti per educare i romani ad un uso responsabile del bene idrico, come del resto continuo a chiedermi perché i miliardi che incassa il Colosseo finiscono più nelle tasche di privati che dei Beni culturali, chiedo a voi come considerate l’acqua di Roma: un bene o uno strumento?

Foto | Flickr

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