Calendario Romano: Marzo, il ballerino pazzo, guerrafondaio

Calendario Romano: Marzo

Marzo è la nuova copertina del nostro Calendario Romano. La prima cosa che viene in mente pensando a questo periodo pazzarello dell'anno è che ci dimentichiamo tutti di chi fosse davvero il Dio Marte, da cui il mese prende il nome oltre ai tanti, forse troppi noi comuni Marchi mortali.

Un personaggio piuttosto aggressivo, il nostro Mars, dio della guerra, del tuono, della pioggia, della natura e della fertilità. Insomma un vero rompiscatole. Certo Roma rispetto ai saggi Greci (Ares) lo ha reso ancora più potente, celebrandolo quale marito di Rea Silvia e padre di Romolo e Remo, nonché di tutti noi.

Sì avete capito bene. Marzo è anche il mese dei papà (con buona pace delle donne), per tradizione catto-cesarea, e da quest'anno sul carro sale anche la contestata Festa Tricolore. Diciamo che il testosterone non manca in questi 31 giorni...

Calendario Romano: Marzo

Eppure anche nell'Antica Roma si cominciava proprio dai Matronalia (dal 1 Marzo), in cui si festeggiava la dea Giunone (ma i romani non erano fessi, perché è per volere di Giunone che nasce Marte). Alle calende, con le Faerie Marti, le matrone romane andavano al tempio della dea sul colle Esquilino per le offerte, poi a casa il marito gli offriva a sua volta doni e regali.

Che paradosso beffardo con l'8 Marzo, simbolo di un femminismo spesso male interpretato. Quella tragica data in pochi (e pochissime) conoscono perché fu scelta. Torniamo a Roma però. Il Navigum Isidis (5 Marzo) è una festa importante.

Si celebrava il ritorno della primavera (oggi lo sponsor migliore è il fiorire dell'erba sui tetti o per le strade) e l'apertura della stagione delle navigazioni. Il nostro carnevale proviene da questo rito: Un corteo in maschera seguiva un'imbarcazione, riempita con spezie preziose e latte.

Il 14 si svolgevano invece corse di cavalli al Campo Marzio (Equirria). Il giorno dopo, il 15 (solo dopo l'assassinio di Cesare, 44 a.C.) divenne giornata di lutto in suo onore. Tra il 19 e il 23 Marzo, toccava alla sorella più grande, Minerva, dea della guerra fra le altre cose, che dava il via definitivo alla stagione della guerra. I romani andavano in guerra praticamente come qualche cocciuto va ancora a caccia.

Interessante anche la celebrazione di Anna Perenna (sempre il 15), figura mitologica di ciclo e ripetitività del tempo, rappresentata da una donna anziana. Circa dieci anni fa, fu rinvenuta una fontana a lei dedicata durante gli scavi per un parcheggio interrato ai Parioli.

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Le ultime due feste che citiamo sono le Hilaria e i Tubilustrium (22-27 Marzo). Le prime in onore di Cibele, dea della Natura, e durante le altre, i sacerdoti del dio Marte, i Salii, effettuevano il lavaggio purificante delle trombe da guerra, le Tubae. I sacerdoti chiudevano la cerimonia ballando per la città.

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