Roma arDente: A’Ciaramira a Trastevere


Un nome curioso, questo A’ Ciaramira, che forse stona un po’ tra i vicoletti di un quartiere de Roma che più romano nun se po’, vista l’evidente influenza meridionalistica e del quale, perciò, chiediamo subito origine e motivazione. Il mistero è così svelato: la ‘ciaramira’ è il termine del dialetto ragusano per indicare la ‘tegola’, ma, sconosciuto alla maggior parte dei siciliani (compresa mia madre), appare immediatamente chiaro, invece, ai calabresi, come ci spiega l’attuale gestione del ristorante, che, tra l’altro, il nome l’ha soltanto ereditato.

Disquisizioni etimologiche a parte, in questo ristorante l’ambiente è piccolo e raffinato, accogliente, con le sue volte a botte al soffitto, le pareti di color giallo tenue coperte da invitanti cantinette cariche fino allo stremo delle forze, i tavoli tondi e apparecchiati in maniera elegante, con tovagliame immacolato e lungo fino ai piedi, sotto il quale accomodarsi in soffici poltroncine di stoffa.

Insomma: è il posto tipico che dovete scegliere se l’intenzione è quella di fare colpo su una ragazza, sul capo, sui vostri suoceri, ovviamente a patto che amino il pesce (per il resto il menu è un pochino scarso)… e la cucina vi aiuterà senza ombra di dubbio e, tra l’altro, senza obblighi di ‘attufamento’.

A’ Ciaramira, infatti, offre una scelta interessante sulla carta: primi piatti a parte, il resto delle proposte non è suddiviso in maniera classica, tra antipasti e secondi, ma vengono tutte indicati come specialità della casa che si equivalgono per quantità e, ovviamente, per prezzo.

Noi, nell’attesa dei primi ci coccoliamo con una tempura mista di pesce da condividere prima dell’arrivo delle cose serie: spaghetti al nero di seppia davvero gradevoli e al dente, una pasta alle alici con poca personalità e, per chi ama le novità e i sapori decisi, un’originale tagliatella alla Norcina in cui la pancetta si accompagna con astice e tartufo. Una gioia per gli occhi, un trionfo per il palato, di quegli assaggi che ti fanno commuovere, in una parola: da provare assolutamente.

Proseguiamo con un singolare timballo di alici che vi aspettereste in bianco, invece vi arriva alla pizzaiola, cioè condito con sugo e mozzarella (azzardato ma buono), e con uno strudel di sgombro e julienne di verdura che non ci ha convinto: sembrava un involtino primavera ingrassato. Per chi, invece, a questo punto si fosse stancato del pesce, consigliamo gli involtini di melanzane al caprino.

Si chiude in bellezza con una crema catalana mignon e un tradizionale millefoglie alla crema con scaglie di cioccolato. Dai dolci ci aspettavamo qualche sorpresa in più, ma nel complesso il menu è sì scarno di proposte, ma nel caso specifico è un bene: tutte le pietanze, infatti, sono elaborate, calibrate nei sapori e nelle quantità, in modo da rendere il pasto davvero un viaggio costellato da gradevoli scoperte.

Il conto alla fine, però, non è una scoperta tanto gradevole: in 4 quella sera abbiamo speso 190 euro, quindi consiglierei di riservare la scelta alle occasioni davvero speciali, oppure… di essere più morigerati!

A’Ciaramira
Via Natale del Grande, 41/42
00153 – Roma
Tel. 065881670
Chiuso la domenica

Foto | Flickr

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