Vespasiani di Roma

Vespasiano, un nome che al lettore colto non può non suggerire i fasti dell'antica Roma imperiale. Costui ne fu Augusto per dieci anni, dal 69 al 79, e arricchì l'Urbe di un nuovo Foro e del suo monumento più rappresentativo, il Colosseo. Suo è anche il motto "pecunia non olet"; sembra infatti che l'imperatore non avesse le mani bucate dei suoi sciagurati successori, e badasse piuttosto a raccimolare denaro giustificando il mezzo con il fine.

Ma Vespasiano è noto per un merito che riguarda la diùresi. Per la collettività più umile ma non per questo meno garbata, è infatti sinonimo di orinatoio da marciapiede. In pietra, raramente in ceramica, spesso in economico cemento, questi luoghi di conforto si trovavano sparsi in diversi punti della Capitale, in particolare nel centro storico. Poi con l'incedere spietato del progresso, sono stati quasi tutti eliminati per motivi (supponiamo) igienici. Adesso possiamo favorire del servizio dei bar, fingendoci interessati acquirenti di pacchetti di gomme, o nella penombra di un vicolo espletare su un paracarro. Opzione questa, ahinoi, privilegiata talvolta da turisti ebbri.

Dunque come porre rimedio ai rigagnoli di urina che cercano fra i sanpietrini la via al tombino? C'è chi suggerisce un uso costante dei bagni chimici che però, oltre a quell'inquietante aggettivo, sono esteticamente repellenti. Chi invece sollecita il Comune a prendere in considerazione i vespasiani ultra-tech che scompaiono nel sottosuolo - onestamente dissento: troppa ansia per un momento delicato. E se tornassimo all'antico?

  • shares
  • Mail
8 commenti Aggiorna
Ordina: