Ospedali a Roma: quelli fantasma e quelli che cadono a pezzi

Ospedale San Giacomo

Per dare un'idea dei contrasti che caratterizzano una città bella e difficile come Roma, a volte basta osservare con attenzione. Fotografare due 'istantanee' in altrettanti luoghi e cercare le analogie o fare il gioco delle differenze. Proviamo con due notizie che riguardano un tema importante come la Sanità, concentrandoci in particolare sugli ospedali.

Prima 'fotografia': l'edificio destinato all'ospedale "Bambin Gesù" nel quartiere San Paolo. Ormai ribattezzato 'il palazzo fantasma', il cantiere per la sua costruzione è sbucato dal nulla, in brevissimo tempo e senza le necessarie autorizzazioni. Motivo? E' opera del Vaticano che si è fatto beffe di un'area “extraterritoriale” sottoposta a vincoli paesaggisti e architettonici per la presenza dei resti di un’antica villa romana e delle catacombe di Santa Tecla.

I residenti protestano, denunciando ben tre gravi violazioni. Quella delle convenzioni UNESCO del 1972 e del 2003, che prevedono la tutela integrale dei siti ritenuti Patrimonio dell’umanità (le ha sottoscritte anche il Vaticano). Quella dei Patti Lateranensi, che prevedono la facoltà della Santa Sede di dare ai propri immobili l’assetto ritenuto più opportuno, ma che non parlano di libertà di costruire nuovi manufatti. E, per finire, quella della normativa nazionale sull’edilizia. Indovinate cosa rispondono sindaco, governatrice e Vaticano? Esatto: niente. Silenzio. I lavori intanto continuano a spron battuto.

Seconda 'istantanea'. In pieno Centro storico (siamo dalle parti di via di Ripetta) c'è uno splendido palazzo del '700 che ospitava l'ospedale San Giacomo. E' vuoto dal 2008, c'era stata la proposta di una riapertura per i ricoveri 'brevi' nel 2009, ma nel frattempo - a quanto pare - nessuno si è preoccupato di controllarne lo stato. Risultato? Ieri ha cominciato a perdere pezzi. Letteralmente. Frammenti di tegole, calcinacci. Sono dovuti intervenire i Vigili del fuoco per arginare i danni e tutelare l'incolumità dei passanti. Stiamo parlando di un ospedale che attende da quasi tre anni un recupero.

Accostiamo le due foto: una struttura che cresce a tempo di record, violando una serie di normative fondamentali e cementando un'area di interesse artistico e un'altra che crolla, vittima del tempo. Il risultato è l'ennesimo esempio delle contraddizioni della nostra città, una di quelle che non la rendono più affascinante: solo più difficile da vivere.

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