L'edicola in ostaggio delle transenne a Piazza Colonna

Come fa una normale edicola a sopravvivere nella piazza più blindata e meno pedonale di Roma e d'Italia? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro: Lo sorelle Mondini, titolari dell'edicola a piazza Colonna.

A piazza Colonna "non si passa". E' una piazza ormai chiusa. Recintata da transenne, presidiata da poliziotti e camionette. In perenne stato di guerra. Senza un vero motivo, senza alcun diritto reale.

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Dentro la piazza, qualora abbiate la fortuna di sgattaiolare, dopo aver sgomitato nel bestiame intorno al recinto di ferro, in questo grande spazio storico, tra palazzo Chigi e palazzo Wedekind (anche su Wikipedia immortalato con transenna), girate intorno alla colonna di Marco Aurelio, e nel "grande vuoto" trovate un'edicola.

Un pezzo di storia anch'essa, dato che esiste da quasi un secolo. Una volta sotto le colonne di palazzo Wedekind, quindi spostata appena fuori, nell'angolo alto verso l'incrocio tra via dei Bergamaschi e via della Colonna Antonina.

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Come potete vedere perfino su Google Maps, l'edicola è praticamente prigioniera di uno dei punti chiave, passaggio entrata/uscita dalla piazza. Una sorta di dogana di transenne, le quali in certi momenti vengono perfino incatenate con tanto di lucchetto.

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Come fanno a lavorare in quel posto? Lo abbiamo chiesto (vedi video intervista in cima) ai diretti interessati. Cinzia e Barbara Mondini, che hanno ereditato l'edicola dal padre.

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La situazione che vivono da anni è paradossale. Ostaggio dei capricci delle Forze dell'Ordine, dei poliziotti più o meno educati, ma difficilmente in grado di gestire una situazione tanto grottesca.

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Perché la verità che emerge è che nessuno sa dirci con esattezza chi ha voluto e vuole queste transenne "provvisorie" ma "fisse". I classici "motivi di sicurezza" vengono smascherati da esempi quotidiani di contraddizioni evidenti.

Chiudono da una parte, e lasciano aperto dall'altra. Cioé l'angolo adiacente proprio alla sede del Governo, il luogo che andrebbe maggiormente difeso (o no?). La piazza viene chiusa anche se c'è una manifestazione a San Giovanni, piuttosto che a piazza del Popolo. E più facile passare da Montecitorio che da qui. Perché?

Non solo, prendiamo l'ultimo esempio delle manifestazioni pro Stamina, per via del Corso e Largo Chigi. Ebbene piazza Colonna viene bilndata, ma la città viene abbandonata nel caos. Ne siamo testimoni. E questa sarebbe sicurezza? Di chi?

Le sorelle Mondini da tempo si battono come possono per difendere il proprio lavoro. Dopo mille promesse, l'unica cosa che sono riuscite ad ottenere è che gli viene consentito (rarissime volte) di spostare in diagonale le transenne per provare a spiegare ai passanti che possono raggiungere l'edicola. Nonostante la presenza minacciosa della polizia che quando vuole "ferma" i pedoni.

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Ma come vedete dalle foto esemplari che loro stesse hanno scattato in questi giorni da dentro l'edicola, la situazione resta quella di un presidio militare. Che ovviamente allontana possibili clienti, soprattutto i turisti.

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Chi ci segue da un po' sa che la battaglia contro lo scempio delle transenne a Roma è una sorta di crociata. Le transenne sono diventate simbolo di questa città. Tanto da finire nelle gallerie d'arte.

Non sappiamo se dietro tutto questo, ci sia solo una faccenda di soldi, come spesso succede in Italia e a Roma. Magari esiste un appalto con un fornitore che gode di questo "affitto eterno" di transenne mobili. Vogliamo tuttavia illuderci che sia solo una questione di principio. Un errore. Un orrore madornale da contagio di transenne.

Quelle di piazza Colonna (pedonale solo a parole) poi, sono le più vergognose, pericolose, grottesche, oscene che una capitale di un paese civile possa proseguire a conservare quali elementi inamovibili dell'arredamento urbano. E hanno pure il coraggio di parlare di "decoro"...

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Rendiamoci conto che siamo arrivati al ventennio di transenne, in questa zona particolare ma anche in tutta Roma, con momenti di speranza (come quando furono fatti i lavori di riqualificazione della piazza. A proposito a cosa sono serviti? E perché metterci il bike-sharing se proibiscono persino le bici?) e momenti di disfatta. Proprio come oggi. Che arriva l'ennesimo nuovo governo.

E ancora una volta noi gli chiediamo in ginocchio di togliere questo obbrobrio tubolare. Simbolo della separazione tra cittadini e politica. Tra italiani e casta. Tra democrazia e dittatura.

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