6 Zero: L'impunità del bacarozzo de fero


Abbiamo un bel giocare con i nostri teoremi, sarcastici e di successo. Possiamo istituire il premio annuale del Bacarozzo de Fero, coinvolgendo colleghi, lettori e addetti ai lavori. Ma l'esorcismo ironico rischia di rimanere fine a se stesso. Le denuncia mediatica come sfogo del cittadino civile, resta teatro dell'assurdo, tanto divertente quanto inerme, persino se la conducesse il Gabibbo in persona.

Possiamo chiacchierare quanto ci pare, con Autoblog, Il Post, con Degrado Esquilino (e Pro Pup Roma) e Tolleranzazero. Condividendo fini e discutendo sui mezzi. Illudendoci che qualcosa dovrà per forza cambiare. Ma finché vivremo situazioni quotidiane come questa, ci sembra tutto un faticoso e romantico esercizio di stile.

Ecco l'esempio emblematico di cosa succede a Roma, nella lotta al parcheggio selvaggio. Siamo in uno dei triangoli cruciali dei bacarozzi. Tra via della Penna, Passeggiata di Ripetta, via A. Brunetti e Lungotevere in Augusta. Toponomastica ormai arcinota ai votanti del BdF.

In questo piccolo spiazzo, si piazzano tutti. In totale divieto di sosta. Sulla segnaletica orizzontale che dovrebbe smistare il traffico. Non solo. L'ultimo che parcheggia, come sempre, va oltre. Fino a sistemarsi praticamente in mezzo alla strada, in curva.

In questo labirinto circolano, anzi s'incastrano gli autobus Atac. Così la scena che vedete nella galleria fotografica la conoscete fin troppo bene. Un bacarozzone nero, un suv (perché più sono grossi, più sono fessi e prepotenti) blocca la curva al passaggio del mezzo pubblico, causando una fila strombazzante paurosa.



Arriva la polizia stradale. Riescono faticosamente a far doppiare il suv, al bus senza l'intervento del carro attrezzi o di braccia umane. Si libera il canale. E tutto torna alla normalità. E indovinate cosa succede al bacarozzone colpevole, e a tutti gli altri accanto che vedete accorpati come la testuggine romana. Esattemente nulla.

Non stiamo scherzando. Eravamo sul posto. La sequenza fotografica così come la vedete in galleria non è stata rovesciata. Gli orari degli scatti fanno fede, con circa 40 minuti di differenza. Nessuna traccia di multe o carri attrezzi.


Intanto gli ausiliari del traffico hanno fatto la loro raffica di verbali a chi, parcheggiato fra le strisce blu, ha dimenticato che in quella zona si paga fino alle 23. Capirete da soli che questa filosofia di manutenzione del traffico promuove la trasgressione peggiore. Il trionfo del bacarozzismo. Di quella tipica tesi romana per cui "'si nun ce la metto io, ce la mette n'artro e almeno sto qui davanti..".

E' l'invito istituzionale a piazzarsi sui marciapiedi, agli incroci, sulle isole pedonali, sulle zebre, in mezzo alla strada. Sempre meglio che in un parcheggio a pagamento che funziona a tratti. Figuriamoci se interrato. Noi che sogniamo una città civile, con parcheggi multipiano sotto (e sopra) le strade sgombre e senza prigioni parapedonali, insistiamo che il primo passo è la differenza di castigo.

Il Comune potrebbe inibire certe patenti all'uso del suolo pubblico. Magari delle sospensioni se proprio non si possono stracciare per sempre. Quando l'esempio diventerà modello, dove chi espone il tagliando per disabili ha davvero un passeggero diversamente abile, e non "diversamente furbo", quando chi manca di rispetto agli altri rischia grosso, allora qualcosa cambierà. Forse.

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