La Tana della Lupa: Ce casca Cesena


Se non fosse una passione che brucia, ci sarebbe sempre tanto da ridere. Questa stagione è un film comico. Surreale. L'ultimo sketch di Cesena è cabaret di alta scuola. Soprattutto se ripensiamo alle juanate di Genova.

Partiamo dalla fine allora. Da quell'azione grottesca e viziata, che già in diretta pareva un replay. Guardate i protagonisti, che si guardano increduli. Vanno tutti al rallentatore, partecipando alla sarabanda. Attaccanti e difensori. La Roma a volte ricorda il Cervia.

Si ritrova ancora con altri 3 punti che probabilmente non meritava (cosa che accade anche ad altre squadre, ma stranamente se ne parla meno). E lo spogliatoio continua a ribollire. Nel girotondo questa volta ci finisce Mirko.

Certo, pensando al processo su Totti di questa settimana per una battuta, immaginate se quel calcione lo avesse dato il capitano, ora ci sarebbe un'interrogazione parlamentare. Lasciamo perdere. Riconosciamo solo, per gli statisti polemici, che senza Totti a Genova abbiamo perso, con lui che cammina in campo, ieri si è vinto.

La cosa che ci toglie il sorriso è comunque la consapevolezza che la squadra non gioca. La confusione regna sovrana. Ieri, in una Cesena giallorossa, abbiamo visto un grande Cassetti. Gli altri sembravano attanagliati dall'ansia e dal fiato corto. E ce ne rendiamo conto quando bisogna concludere. Il piedino si scarica.

Per fortuna c'è Borriello (e Burdisso, solita grinta e determinazione). Entra e crea lo scompiglio. Non possiamo farne a meno, almeno ora. A Menez non si può chiedere di inventare da solo. Jeremy è un piccolo genio, ma non è Maradona.

Lo stellone di Ranieri va e viene. Ma a chi insiste a segnalare la Roma come favorita per l'inseguimento del girone di ritorno, sarebbe il caso di ricordare che la scorsa stagione, avevamo più distanza dall'Inter, ma meno squadre davanti. Eravamo terzi da soli al giro di boa. Ma soprattutto quella Roma raccolta da MartellOne e mr. vincente Montali, non aveva nulla da perdere, ogni vittoria era un piccolo miracolo. E l'alibi era la panchina corta.

Oggi ci sono solo tanti rimpianti. Rimorsi per cose fatte male. Confusione di ruoli. Condizione atletica pietosa. La panchina finalmente è lunga, ma paradossalmente sembra il nuovo problema. In realtà quello autentico rimane il vuoto societario. L'attesa infinita. Tutto il resto è noia. Compreso lo scudettino che rimarrà a Milano, forse ancora dalla parte giusta, quella forte.

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