Assemblea Capitolina, Marino sotto scacco

Salta la seduta consiliare oggi, giovedì 6 ottobre: Ignazio Marino in seria difficoltà, tra Aula bloccata, litigi in giunta e Salva-Roma a rischio

Governare una città come Roma non è certamente come operare a cuore aperto: le variabili impazzite che governano la Capitale hanno infatti caratteristiche molto meno scientifiche. Nella sua recente denuncia il consigliere radicale Riccardo Magi, eletto nella Lista Marino Sindaco, lamenta un atteggiamento irresponsabile da parte della maggioranza del PD in Aula Giulio Cesare: da 8 sedute consecutive manca il numero legale e l'Assemblea non può votare nè discutere alcunchè, una follia in una realtà complessa e critica come Roma.

Il coordinatore della maggioranza in Campidoglio Fabrizio Panecaldo ha bollato l'iniziativa di Magi come "strumentale e demagogica. Imbarazzante", attaccando il consigliere radicale:


ha chiesto il consigliere PD a Magi, il quale ha spiegato che le proposte da lui avanzate erano a costo zero e avrebbero portato in Comune un know-how di tutto rispetto.

Panecaldo ha inoltre smentito la prova di forza che il PD starebbe esercitando con il sindaco Marino, spiegando come la delibera sull'anagrafe pubblica dei rifiuti sia stata approvata all'unanimità in Commissione, "scommettendo" sull'identico risultato in Aula Giulio Cesare, smentendo indirettamente anche l'ostruzionismo su quella delibera.

Certo è che a parlare sono i fatti: 8 sedute andate a vuoto per mancanza del numero legale sono, per quanto la si giri e la si volti, una brutta prova di democrazia rappresentativa. Ieri Magi ha dichiarato:

"[...] l'Aula Giulio Cesare assisterà a una comunicazione su un'emergenza, il nubifragio e i danni riportati dalla città, un atto dovuto certo, ma prima erano i rifiuti e poi il bilancio. Solo emergenze, quando è avvenuto l'irreparabile. Così il Consiglio comunale si trasformerà in un talk show. [...] Dalla sua il Pd, principale gruppo della maggioranza, fa mancare sistematicamente e platealmente il numero legale. Molti colleghi democrat sono a disagio. Devo credere alle voci di corridoio in Campidoglio dove si mormora che la maggioranza stia facendo sponda all'opposizione per mandare un messaggio al sindaco Marino, alla Giunta e a me?"

ha spiegato il radicale, sostenuto in questa battaglia dai consiglieri M5s in Campidoglio:

"[...] oggi, giovedì 6 febbraio, non è stata neanche convocata l'Assemblea Capitolina, disattendendo chiaramente la consuetudine instauratasi nel tempo in seno alla presente Amministrazione.

Alla luce di tali gravissime circostanze che, oltre a venir meno a quanto promesso dal Sindaco nel suo Programma e a contrastare gli interessi dei cittadini, minacciano gravemente la salute del Cons. Riccardo Magi, chiediamo all'on. Sindaco, al Vice Sindaco e al Presidente dell'Aula Giulio Cesare di attivarsi presso tutti gli Organi di competenza e presso i Consiglieri affinché sia immediatamente convocata l'Assemblea Capitolina per la giornata di venerdì 7 febbraio e che in tale seduta sia finalmente votata la proposta di deliberazione in oggetto."

Hanno scritto in un comunicato i quattro pentastellati.

Roma Capitale, il sindaco sotto scacco

Italian deputy of PD (Democratic Party)

Povero Ignazio Marino, che brutto paziente che si è scelto questa volta: la città di Roma è uno di quei malati immaginari che si può guarire solo con la psichiatria, o al limite il teatro di Molière, non con la chirurgia.

Il sindaco si trova oggi a dover affrontare le beghe e i diktat del partito di maggioranza più che i problemi della città: nei circoli PD il malumore serpeggia, il mastice che sembrava aver unito base e vertici istituzionali non tiene più. Una buona parte di problemi arriva da Palazzo Madama, dove la discussione sul decreto Salva-Roma ha definitivamente spaccato a metà il PD.

Il Comune dovrà scendere nel capitale di Acea, licenziare nelle partecipate in perdita, liberalizzare i servizi erogati da Ama e Atac: provvedimenti sacrosanti ma che i malpancisti democratici temono possano allontanare l'elettorato. Bonaccorsi, Fassina, Orfini, Marroni, fino a Melilli, Meta e Miccoli, tutti democratici concordi che liberalizzare le municipalizzate (bacini elettorali dai quali si è attinto a mani piene, a sinistra come a destra) sia un errore da evitare: le riunioni tra il segretario romano Lionello Cosentino, il sottosegretario Giovanni Legnini e il deputato Marco Causi con la senatrice montiana Linda Lanzillotta (autrice dell'emendamento) non hanno ancora trovato una quadratura del cerchio, che sembra impossibile.

In casa invece Ignazio Marino pare aver raggiunto una tregua con l'assessore Daniela Morgante (anche se sembra più tramutatasi in una "guerra fredda per la corsa agli armamenti"): in molti in giunta reputano l'assessore, ex magistrato alla Corte dei Conti, "arrogante". Non una semplice antipatia, ci rivelano i beninformati, ma un vero e proprio scontro che nelle ultime settimane si è tramutato in un logorio costante nei rapporti in giunta.

Scelta da Marino proprio per il suo trascorso alla Corte dei Conti (l'assessore Morgante si trova oggi in aspettativa), l'ex-magistrato è stato nominato assessore con delega alle politiche economiche, finanziarie e di bilancio, alle politiche di razionalizzazione della spesa per l'acquisto di beni e servizi ed alla definizione e verifica indirizzi gestionali a "Aequa Roma s.p.a.". Un ruolo chiave in una città che deve fare tagli necessari, razionalizzare la spesa pubblica, imbastire un piano di rientro mastodontico con le banche, pagare numerosi fornitori, eliminare le metastasi di spesa incontrollata dalle partecipate e dagli enti comunali.

Gli investimenti milionari in regime di emergenza per fronteggiare le criticità recenti (rifiuti e alluvione su tutte) hanno consumato lo strappo tra sindaco ed assessore (contraria alla spesa, per come è stata decisa); a questo si aggiunga il progetto di Marino di portare in Campidoglio il sottosegretario Giovanni Legnini, caro amico del sindaco ed esperto di finanza pubblica.

Impossibile tuttavia "cacciare" Daniela Morgante: il sindaco infatti, ci rivelano fonti molto vicine al suo entourage, teme un vero e proprio assalto della Corte dei Conti, una "ritorsione" che equivarrebbe ad una vera e propria mattanza: mettere le mani ai conti degli enti, delle municipalizzate e del Comune di Roma significherebbe andare a pesca con le bombe a mano, per i giudici contabili.

Per il momento Daniela Morgante resta dov'è e, ieri pomeriggio, ha annunciato sorridente in giunta di aver trovato i fondi per l'alluvione:

"Ora possiamo spendere e spandere."

ha detto l'ex-magistrato della Corte dei Conti, ora Assessore al Bilancio del Comune di Roma, che Repubblica Roma di oggi descrive comunque ridimensionata nei poteri: Legnini infatti verrà con tutta probabilità ugualmente coinvolto dal sindaco Marino affidandogli la delega ai rapporti istituzionali con il Ministero dell'Economia (il famoso "Pantalone").

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