Casal Selce a Roma abbandonato nel fango, ecco le foto e la lettera disperata di una cittadina

Ci scrive una lettrice, abitante nel quartiere Casal Selce di Roma, abbandonato nell'alluvione. Una lettera di denuncia. Una situazione drammatica.

Schermata 2014-02-06 alle 10.04.34


Ancora una volta riceviamo un grido di aiuto dalla città inginocchio nell'acqua. Ecco la struggente lettera di Maria Rosaria Cozza. Ne ha per tutti. Ed ha ragione.

"Gentilissimi, sono qui a chiedervi aiuto.

Sono una abitante del quartiere Casal Selce di Roma e sono qui a segnalarvi quello che io e gli altri abitanti della zona stiamo vivendo in queste ore a causa del nubifragio, abbandonati da tutti.

Vorrei dare risonanza alla vicenda, in quanto le istituzioni si stanno poco o niente preoccupando di noi. E siamo preoccupati poiché molti sono senza casa (io personalmente ci ho rimesso solo - si fa per dire - una macchina ed uno scooter, oltre ai tanti oggetti personali a me cari che erano custoditi in garage).

Vi allego una lettera che ho scritto, pregandovi di pubblicarla. Vi allego anche un po' di foto.
Certa di un vostro riscontro, vi ringrazio come sempre".

Collageselce

Straripa un torrente a Casal Selce, abitazioni e garage allagati. I cittadini chiedono di non essere abbandonati. Ma il sindaco non si vede.

Era il lontano 1978. Dopo l’elezione a Presidente della Repubblica, Sandro Pertini nel suo discorso auspicava che ogni cittadino avesse una dimora dignitosa, dove poter trovare un sereno riposo dopo una giornata lavorativa. Una vita dignitosa che oggi forse pochi cittadini hanno e che ti porta a desiderare una promettente carriera, una bella famiglia, la salute. Ti porta ad aspettare con ansia il fine settimana e la domenica, per poter sorridere tutti insieme dinanzi ad un piatto di pasta o ad un dolce fatto in casa.

Ed invece, proprio domenica 2 febbraio, molti abitanti del condominio “I Casali”, nel quartiere Casal Selce di Roma, si sono ritrovati, uniti nel loro sconforto e nella loro disperazione, a dover spalare via il fango dalle proprie abitazioni perché l’alluvione dei giorni scorsi li ha messi in ginocchio. O meglio, l’esondazione di un piccolo torrente locale presso il quale sono state costruite, guarda un po’, delle palazzine e della cui esistenza molti nemmeno erano a conoscenza.

Parlo al plurale ma in realtà anche io, abitante di quel condominio, sono stata colpita dall'esondazione, anche se meno di tanti altri. Ho visto persone dagli sguardi disperati che fingevano di farsi forza forse per i loro figli o chissà per il tutt’altro che rincuorante “mal comune mezzo gaudio”; persone che, con tanti sacrifici, sono riusciti a conquistarsi una casetta ai piani bassi, abbagliati dall’idea di avere bel giardino, ignari che, invece, in quel condominio, costruito a ridosso di un fiume, tutto ciò potesse rappresentare un pericolo.

Forse le istituzioni non sanno cosa significhi guardare impotenti le proprie abitazioni ed i propri garage sotto una fitta coltre di acqua e fango di oltre due metri, senza riuscire a fare nulla. Una impotenza che agghiaccia gli animi e di fronte alla quale tutti sembriamo inadeguati ed inermi. E tutti in una snervante attesa dei soccorsi, di qualcuno che ti aiuti a tirar via con le pompe tutta quell’acqua, perché tanto il danno ormai è fatto e non resta che limitarne le conseguenze.

Mi chiedo, forse bisognerebbe pensarci su due volte prima di costruire in prossimità di un torrente al quale non è stata fatta, poi, nel corso degli anni, la giusta manutenzione degli argini?!

Certo, quella vita dignitosa di cui parlava il Presidente Pertini, non era quella di molti politici che vivono tra mille agi, hanno attici nei centri delle più belle città e aumentano le tasse alla brava gente per un terremoto, ma era una vita semplice, che ambisce alle piccole cose e ad un pò di serenità, dovuta alla consapevolezza di avere le spalle coperte da uno Stato che dovrebbe garantire al popolo la tranquillità di poter dormire la notte, senza il terrore di doversi svegliare all’improvviso e trovare la propria casa in un mare di fango. Ma dove sta lo Stato quando c’è bisogno?

Certo, noi bravi cittadini le tasse dobbiamo pagarle, anche se facciamo fatica ad arrivare a fine mese ma poi quando occorrono interventi risolutivi e di fronte alle richieste di aiuto, chi è che si prende le proprie responsabilità? A molti, nel caso in cui non fosse chiaro o le immagini viste ovunque non fossero abbastanza esplicative, sono stati spazzati via i ricordi di tutta una vita…libri, mobili, elettrodomestici, oggetti che si stenta a riconoscere, per quanto sono coperti dal fango, a cui ci si è affezionati e che, per questo, non hanno un prezzo. Sacrifici di una vita marciti da un fiume in piena che ha inondato moltissime abitazioni, per colpa di amministrazioni inefficienti.

Percorro via di Casal Selce e noto cumuli di macerie lungo la strada: materassi, reti, giocattoli, lavatrici, vestiti. Ognuno di quegli oggetti ha una storia, sono tutti pezzi di una storia familiare, portati via a qualcuno. Noto, poi, le campagne allagate, ne deduco che la produzione agricola sia rovinata. Pochi, troppo pochi i volontari della Protezione Civile per la strada. Poi ritorno nel mio condominio ed ho un tuffo al cuore, pensando a quanti (compresa me) non abbiano più le auto per andare a lavorare perché sono rimaste intrappolate nei garage per due giorni in quasi tre metri d’acqua.

Negli sguardi di molti ho inizialmente intravisto la disperazione, ora tanta rassegnazione perché disperarsi ormai serve a poco, piuttosto è meglio denunciare il più possibile lo schifo che ci sta intorno e che nessuno sta pensando di cambiare. Ma chi ci sta aiutando a ripulire il nostro condominio e dove sono le istituzioni, ora che chiediamo un giusto risarcimento per quanto accaduto?

L’alibi più gettonato è che non ci sono soldi, lo Stato è in deficit. Nel momento del bisogno, si sa, nessuno ti aiuta, ancor meno lo Stato. Ma questa consapevolezza non deve esimerci dall’esigere che qualcuno ci risarcisca. E se almeno non potremmo essere ripagati per i disagi e i danni morali subiti, che ci sia un rimborso immediato per chi ha perso un letto o una macchina. E del resto, non mi stupisco dei tweet sarcastici che sono piovuti sul sindaco in questi ultimi giorni, ribattezzato “Sottomarino” il quale ha stanziato appena 10 milioni di cui 5 destinati ai Municipi per gli interventi più importanti (che sicuramente non saranno i cittadini!).

Perché non è venuto nel nostro quartiere a vedere con i propri occhi quello che stiamo vivendo!? Sono degli interrogativi a cui qualcuno dovrà dare delle risposte. Ci sono commercianti che hanno avuto, nella mia zona, delle perdite di oltre centomila euro!Ed ora non sanno da dove ripartire. Vergogna!

So bene che questa mia denuncia, come quelle di altri, cadrà nel vuoto perché la verità fa sempre male e probabilmente si continuerà a fingere che a Casal Selce nessuno abbia responsabilità per quanto accaduto oltre al fatto che probabilmente non verremo mai risarciti. Quando invece delle responsabilità ci sono, eccome. E mentre a Roma, grande bellezza e grande monnezza, nei palazzi della Politica scorrono (è proprio il caso di dirlo…) “fiumi di parole e fango”, di gente che non propone nulla di realmente concreto e che pensa solo al proprio tornaconto, a noi comuni cittadini una sola cosa resta. Un unico “Valore”, se ancora si conosce il significato del termine in un mondo che non ha più valori. La consolazione della Solidarietà della gente comune, gente che ha sostenuto, anche solo con una parola di conforto, chi, arrabbiato, continua a rimuovere fango e melma dalle proprie abitazioni, e spera prima o poi di tornare a vivere una vita normale, magari con una casa dove poter ritornare la sera, un letto dopo poter dormire ed un’auto con la quale andare a lavorare. I muri saranno imbiancati, i mobili, gli oggetti, le automobili riacquistate ma quelle immagini, il senso di impotenza, il terrore di essere travolti da quella valanga di fango e la paura di morire in un seminterrato come un topo di fogna, queste sono tutte sensazioni che resteranno impresse in maniera indelebile nella propria memoria e che nessuno, nemmeno il tempo che di solito “brevi rodet”, potrà mai cancellare. In un quartiere romano che non deve e non può essere abbandonato dalle istituzioni: Casal Selce.

Maria Rosaria

Collageslce2

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: