Consiglio Comunale fermo al palo: il PD rallenta i lavori d'Aula

Il Consiglio Comunale non ha ancora votato nessuna delibera consiliare nè di iniziativa popolare. Riccardo Magi si appella a Renzi: "Il PD blocca il Campidoglio"

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Il consiglio comunale che si riunisce nell'Aula Giulio Cesare tra porcellini di plastica, sedute fiume, "cazzotti" in testa al sindaco e rinvii continui è, di fatto, fermo al primo giorno: nessuna delibera di iniziativa consiliare nè di iniziativa popolare è stata infatti ancora votata dall'Assemblea Capitolina, che si trova sostanzialmente bloccata e ferma alle belle intenzioni della campagna elettorale.

Ne è lampante esempio la delibera sull'anagrafe dei rifiuti, iniziativa radicale in Campidoglio, che da oramai diverse sedute vede rinviare il voto: otto sedute consecutive andate a vuoto per la mancanza del numero legale è uno scempio che la città di Roma, ed i suoi abitanti, non si merita proprio, così come le centinaia di delibere di iniziativa popolare che giacciono da anni come lettera morta negli archivi del Campidoglio.

Una situazione imbarazzante che non imbarazza nessuno dei "campioni di preferenze" della maggioranza PD in Consiglio, se non il "pungolo radicale in Campidoglio", quel Riccardo Magi che mesi fa ha accettato una vera e propria sfida dal sapore biblico ed il gusto mitico: scoperchiare il vaso di Pandora del Comune di Roma, portare le istanze radicali e popolari in Campidoglio, far lavorare l'Aula Giulio Cesare.

Un pungolo che però rischia di diventare "badante", non tanto per colpa del buon Magi che dal suo metro e novanta le tenta tutte, sostenuto dal nutrito gruppetto di Radicali Roma, quanto per l'atteggiamento della maggioranza PD: la normale attività di ostruzionismo dell'opposizione (il consigliere Tredicine, ex assessore, ha presentato 60 ordini del giorno e circa 130 emendamenti ostruzionistici alla delibera sull'anagrafe pubblica dei rifiuti) viene infatti centuplicata dall'atteggiamento lassista della maggioranza, che in Consiglio ci va svogliatamente e di rado.

"Il presidente Coratti, il più votato del Pd, ha persino smesso di presiedere l’Aula. [...] Perché il principale partito di maggioranza, che avrebbe i numeri per governare, fa sponda all’opposizione paralizzando l'Aula?"

scrive Magi a Renzi, annunciando uno sciopero della fame. La risposta se la da lo stesso radicale, e serpeggia nei corridoi del Comune da diverso tempo: dare "un'avvertimento" al sindaco Marino, alla sua giunta ed allo stesso Magi, che dopo la denuncia della "legge mancia" vergognosa, una spartizione di fondi pubblici tra consiglieri comunali gentilmente rifiutata da Magi, si è fatto parecchi nemici in Campidoglio.

Nemici che, dalle colonne di Repubblica Roma, tuonano contro il radicale: sciocchezze ed illazioni, bollano dal PD romano le accuse di Magi. A parlare però sono i verbali d'Aula.

Oggi, dal suo blog, Riccardo Magi spiega come questa iniziativa non sia di "protesta":

"Si tratta invece di un'iniziativa di proposta e di dialogo che ha come primo obiettivo far conoscere al segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, la situazione di paralisi in cui vive il Campidoglio, situazione dovuta in buona parte, e oggettivamente, all'assenza di alcuni consiglieri del Pd al momento delle votazioni sulla mia delibera."

Intanto il radicale incassa la solidarietà dei consiglieri pentastellati in Campidoglio, De Vito, Raggi, Stefàno e Frongia.

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La lettera di Riccardo Magi a Matteo Renzi

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Caro Matteo,

ritengo urgente informarti della grave e anomala situazione che si è venuta a determinare nel Consiglio comunale di Roma, e che vede tra i principali responsabili alcuni membri del gruppo del Partito Democratico: il gruppo del tuo partito e componente più numerosa della maggioranza che sostiene il sindaco Ignazio Marino.

Dall'inizio dell'anno l'Assemblea capitolina si riunisce inutilmente, senza approvare delibere della giunta né dei consiglieri. Eppure ce ne sarebbero di provvedimenti da esaminare, di azioni amministrative da compiere in una città afflitta da tanti problemi. Ma per ben sette sedute il Consiglio si è arenato su una delibera da me proposta per dotare Roma di una Anagrafe dei Rifiuti, cioè la pubblicazione online di tutti i dati relativi al ciclo dei rifiuti nella Capitale (raccolta, smaltimento, impianti, discariche). Strumento che potrebbe segnare l'inizio della svolta rispetto al "sistema Cerroni" (che, per inciso, sembra facesse della falsificazione dei dati una prassi ricorrente).

La proposta ha incassato l'ok della commissione Ambiente all’unanimità, e maggioranza e opposizione si dicono a favore. Ma se a parole sono tutti d’accordo, nei fatti l'aula è bloccata da un ostruzionismo bipartisan.

Il consigliere del Pdl (in Campidoglio esiste ancora un gruppo Pdl, oltre ai gruppi Ncd e Forza Italia nati dopo il suo scioglimento) Tredicine ha presentato una sessantina di ordini del giorno e circa 130 emendamenti ostruzionistici alla delibera che pure sostiene di voler approvare. Ma a potenziare l’ostruzionismo schizofrenico dell’opposizione, mettendo in stallo l’Assemblea, ci ha pensato il Pd.
Nelle ultime sedute è venuto sistematicamente a mancare il numero legale per puntuali assenze proprio tra i democratici. Il presidente Coratti, il più votato del Pd, ha persino smesso di presiedere l’Aula, mentre né la presidenza, né la capigruppo hanno deciso di ricorrere a strumenti regolamentari - come il contingentamento dei tempi o l’inammissibilità degli emendamenti palesemente strumentali - per fronteggiare l’ostruzionismo.

Perché il principale partito di maggioranza, che avrebbe i numeri per governare, fa sponda all’opposizione paralizzando l'Aula? Gli elettori e i militanti del Pd se lo chiederanno.

Nei corridoi del Campidoglio – gli stessi percorsi da Mazzini nei giorni della Repubblica Romana e da Ernesto Nathan mezzo secolo dopo – si sente dire che questo accanimento contro la mia delibera è un segnale al sindaco, alla giunta e anche chi ti scrive.
Nel dicembre scorso, in occasione della votazione del bilancio 2013 di Roma Capitale, ho denunciato pubblicamente il tentativo in corso di ricorrere alla cosiddetta “manovra d’aula”: una prassi spartitoria abituale, che consente ai consiglieri comunali di indicare la destinazione di fondi pubblici attraverso il finanziamento di iniziative, in alcuni casi evidentemente fittizie, per mascherare un modo di alimentare clientele e coltivare il proprio bacino elettorale (le preferenze di cui tanto si discute!).Una prassi inaccettabile, vista anche la situazione finanziaria della Capitale, che con la mia iniziativa sono riuscito ad impedire. In quell'occasione il gruppo consiliare del PD arrivò a darmi del bugiardo, ma poche ore dopo il sindaco rivendicò che per la prima volta dopo anni la Capitale approvava un bilancio senza “manovra d’aula”.

La mia iniziativa ebbe risonanza anche sulla stampa nazionale e, caro Matteo, ricordo molto bene l'espressione del tuo viso, nello studio di Porta a porta, al termine del servizio su quella vicenda. Forse la ricordi anche tu. Eri sbalordito, come chi ascolta una storia assurda e incredibile.

Caro Matteo il tuo Pd nella Capitale d'Italia è anche questo: un partito che fa ostruzionismo alla propria maggioranza, al proprio sindaco, a se stesso.

Per martedì 4 febbraio è convocata l’ottava seduta dell’assemblea Capitolina, il tuo partito sarà in aula? Da parte mia, ho deciso di iniziare dalla mezzanotte di oggi uno sciopero della fame: una iniziativa nonviolenta di dialogo con il Pd e con te, perché tu possa trovare in queste ore l’urgenza di darmi una risposta, qualsiasi essa sia. Conosco bene i tuoi impegni, ma sono anche certo che la tua attenzione, per il ruolo che ricopri e la fiducia che tanti democratici anche romani hanno riposto in te, aiuterà i compagni del Pd a essere presenti a se stessi e ai propri elettori nelle prossime sedute. A votare come meglio credono, ma a onorare le istituzioni e la carica che ricoprono.

Foto | Paolo Izzo";}}

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