Il ritorno della tradizione: la santa Messa della notte di Natale


Se c'è una cosa che possiamo ancora salvare di questo folle periodo dell'anno, è la pausa sospesa nella notte di Natale. Per una manciata di ore, la città si ferma, e i romani si placano.

Lo dico da laico, con una profonda stima per la figura di cui si celebra approssimativamente la nascita, e sulla quale il meccanismo consumistico tende a sorvolare per evidente conflitto d'interessi.

Eppure, la notte tra il 24 e il 25 prosegue a conservare un minimo di mistero, se volete quasi di pace. Alcuni cittadini (non più tanti quelli di una volta, ma quest'anno ne ho notati di più, sarà per l'ansia dei tempi?) e diversi turisti, scelgono di seguire una messa di mezzanotte.

Da questo punto di vista, Roma val bene una messa, appunto. Le tante, persino troppe chiese trovano finalmente un po' di salubre via vai, e si riscaldano, si animano, resuscitano. Ne abbiamo scelte tre, talmente vicine da rendere la passeggiata un passaggio, da un omelia all'altra, come se fosse sempre la stessa messa.



Sant'Ignazio, la cui bellezza non si discute, e di cui salutiamo anche il ritorno del presepe perduto (però spento!). Grande cornice, forse anche troppo grande per i pur numerosi partecipanti. Coro incantevole.

Poi San Marcello, più calda, semplice e profumata d'incenso (presepe sempre fra i migliori). Soprattutto meno pretenziosa la celebrazione. Ma forse il clima più intenso lo abbiamo vissuto nell'ultima, proprio di fronte, San Maria in via Lata, un'elegantissima camera di raccoglimento.




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