Lo scoop lo dà il Tg 5 delle 13 in diretta: si è suicidato Pietrino Vanacore, ex portiere dello stabile di via Poma in cui il 7 agosto 1990 fu trovata morta Simonetta Cesaroni. Dopo essersi legato una corda al collo, si è lasciato andare in un corso d’acqua con sbocco a mare dove è stato ritrovato in località Torre Ovo di Torricella, vicino a Mareggio, provincia di Taranto, dove si era trasferito nel 1995 dopo l’assoluzione definitiva.
Sul cadavere di Vanacore è stato rinvenuto un cartello con la scritta ‘20 anni di sofferenza e sospetti portano al suicidio’. Nella sua auto, parcheggiata poco lontano, diversi biglietti d’addio ad amici e familiari. Venerdì 12 marzo l’ex portiere sarebbe dovuto tornare nella Capitale per testimoniare al processo sul delitto a carico di Raniero Busco, all’epoca fidanzato della Cesaroni, dopo la riapertura del caso.
E proprio poco più di un anno fa, quando tutta la storia tornò a galla per l’ennesima volta, il suo legale aveva fatto sapere che Pietrino soffriva “per la pressione mediatica sfociata nel mancato rispetto della privacy. Ha cercato di dimenticare, ma il periodico aggiornamento della vicenda ha riaperto la ferita. Lui ha sempre detto che il più bel giorno della sua vita sarà quando il caso sarà risolto”.
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Una macchina in stile ‘Diabolik’ in cui la targa vera può ruotare sostituendosi a una finta, a piacimento. Ma anche una serie di moto-sentinella che avvertiva chi era impegnato nelle corse dell’arrivo della polizia.
Non sono gli ingredienti base del prossimo romanzo generazionale sulla gioventù romana, ma la realtà alla ‘Roma criminale’ scoperta lo scorso week end dalle forze dell’ordine in zona Anagnina, l’ultima frontiera per le corse clandestine di auto di Roma.
Le auto sfrecciavano nei pressi del centro commerciale Ikea, ed è impressionante il numero di persone coinvolte: sono state denunciate in 295. Oltre 110 i punti patente decurtati complessivamente.
Continua a leggere: Corse clandestine ad Anagnina: sembra un film

Sono passati quasi tre mesi dalla morte di Stefano Cucchi. Intorno alla tragica vicenda, dapprima trascurata, si è poi, anche grazie al coraggio dei familiari della vittima, scatenata l’opinione pubblica, e ben presto l’episodio è diventato “caso”.
Tanto emblematico, che pochi giorni fa il vicesegretario del Pd, Enrico Letta ha scritto su l’Unità una lettera aperta a Silvio Berlusconi, chiedendo di fare ulteriore chiarezza, forse anche in maniera un po’ pretestuosa (perché certo l’indifferenza stavolta non è mancata) ma che condividiamo per la sua esigenza esemplare: “Quale fiducia nelle istituzioni possiamo instillare nei cittadini? Che tipo di società vogliamo costruire se non siamo nelle condizioni di assicurare a tutti i più elementari diritti civili?”
Intanto l’indagine prosegue, a fatica, fra polemiche, guerre fra periti, fra forze dell’ordine, commissioni parlamentari, appelli cardinalizi e canzoni dedicate . Tutti, forse troppi, chiedono giustizia. Si parla anche di una lettera scomparsa, che Stefano avrebbe scritto il giorno prima di morire.
Continua a leggere: Roma Criminale: Il punto sul Caso Cucchi

Intorno alla violenza sessuale di Capodanno nel castello Costaguti di Roccalvecce a Viterbo, si riapre una questione molto delicata che preoccupa da tempo gli osservatori sul mondo della droga. Quella della GHB, meglio nota come “droga delle stupro”.
Il fatto resta piuttosto oscuro ancorché squallido. Durante una festa organizzata da una blasonata famiglia proprietaria del castello, una ragazza romana di 24 anni si “imbuca” con un amico. Verso le 3 e mezza la giovane, dopo aver bevuto parecchio, si addormenta e viene portata in una stanza. Intanto la festa prosegue. Un ragazzo la segue, la spoglia parzialmente e compie “atti di libidine violenta” (equiparati dal codice penale allo stupro dal punto di vista giudiziario).
La vittima è in stato confusionale ma prova il forte sospetto dell’abuso solo il pomeriggio del primo gennaio quando, riprendendosi dalla nottata, nota delle macchie sui suoi indumenti intimi. Si reca al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, per eseguire degli accertamenti.
Continua a leggere: Roma Criminale: La Droga dello Stupro colpisce ancora?

Il caso Marrazzo sconfina nella tragedia. Tutti ci auguravamo la fine della squallida vicenda, ma la cronaca ora diventa nera, proprio buia. Stamattina il corpo del transessuale Brenda è stato trovato carbonizzato all’interno di un appartamento-seminterrato, andato a fuoco, in via Due Ponti 180.
La vittima è stata identificata grazie alle dichiarazioni di una persona accorsa sul posto dopo aver chiamato i vigili del fuoco che sono intervenuti per domare l’incendio sviluppatosi dalle cantine di una palazzina sulla via.
Il corpo di Brenda, secondo i primi accertamenti, non presenterebbe segni di violenza. Ma la vicenda è ancora tutt’altro che chiara. Si parla di propositi di suicidio (e a tutti risulta un po’ strano come dinamica), si mormora di valigie pronte per una plausibile fuga, e vicino al cadavere sarebbe stata trovata una bottiglia di whisky.
Continua a leggere: Roma Criminale: Morto carbonizzato il trans Brenda del Marrazzo Gate

Caso Cucchi. Per ora ci sono sei nomi iscritti nel registro degli indagati dai pm della Procura di Roma: tre medici del Pertini (Aldo Fierro, Stefania Corbi, e Rosita Caponetti) e tre agenti della Penitenziaria (Nicola Menichini, Corrado Santantonio, e Antonio Dominici). Le accuse sono di omicidio colposo e omicidio preterintenzionale.
La svolta nelle indagini è data da un testimone chiave. Un detenuto africano che ha raccontato di aver visto degli uomini con la divisa azzurra colpire Cucchi. Il teste, tuttora rinchiuso in carcere (in un altro istituto) rischia grosso. Ecco perché i magistrati vogliono reinterrogarlo al più presto, davanti al giudice, con avvocati presenti, in modo che la sua versione rimanga subito agli atti.
Secondo questa prima ricostruzione Stefano sarebbe stato picchiato in tribunale, “nel corridoio delle celle di sicurezza, prima l’udienza”, come ha spiegato il procuratore capo Giovanni Ferrara. Cucchi è stato “scaraventato a terra e preso a calci”, perché, pare, urlava e si lamentava. Quindi, in ospedale, gli sono state “omesse le dovute cure”.
Continua a leggere: Roma Criminale: Sulla morte di Cucchi si comincia a far luce

La vicenda di Stefano Cucchi è di quelle che fanno venire i brividi. Veri. Stefano, 31 anni, geometra, vive e frequenta il suo quartiere, la Casilina. Viene fermato il 15 ottobre scorso per detenzione di sostanze stupefacenti (28 grammi di hashish, qualcuno di cocaina, e farmaci antiepilettici, scambiati per ecstasy) al Parco degli Acquedotti di Roma.
Il suo calvario passa per diverse strutture statuali come la camera di sicurezza, gli ambulatori del Tribunale, il carcere di Regina Coeli e il reparto detentivo dell’ospedale Fatebenefratelli (senza mai avere possibilità di essere visitato dai parenti) per terminare con la morte all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre. La certificazione medica rilasciata dal sanitario ospedaliero parla di “presunta morte naturale”.
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Ieri sera da una semplice lite condominiale è nata una tragedia. In via dell’Archeologia, zona Tor Bella Monaca, una ragazza di 23 anni, Saba Chierigatti, è stata colpita all’addome con un coltello da cucina da una signora di ben 79 anni che abita nello stesso stabile. La ragazza (secondo le prime notizie sarebbe madre di due bambini) è stata trasportata al Policlinico Tor Vergata dove è morta durante la notte.
L’anziana è stata arrestata dagli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato. I litigi tra le due famiglie pare fossero molto frequenti. Un uovo marcio gettato contro la serranda dell’anziana donna, è stato l’elemento scatenante dell’ennesima discussione.
Fonte Ansa
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