
Dopo le tantissime resistenze incontrate (anche in Italia) da Google Books, soprattutto da parte di editori e studiosi che non vogliono cedere un patrimonio così importante ad un’istituzione privata, è stato finalmente siglato un accordo tra Google e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano. Entro due anni, quindi, saranno digitalizzate un milione di opere di pubblico dominio. Dagli scritti ottocenteschi su Dante alle opere di Galileo Galilei.
Un milione di volumi che includono anche opere rare di ogni epoca: illustrazioni, litografie, prime edizioni. L’accordo è ambizioso, e va ad aggiungersi a quelli stipulati da altre 42 biblioteche mondiali che hanno ceduto il proprio patrimonio librario a Google Books. Anche in questo caso, i costi di digitalizzazione saranno coperti interamente dalla società di Mountain View.
Il progetto coinvolgerà la Biblioteca Nazionale di Roma ma anche quella di Firenze. Google lo chiama “Rinascimento Digitale”: affinché tutta la grande letteratura italiana diventi accessibile al pubblico. Superati anche i problemi di copyright. L’accordo con il Ministero dei Beni Culturali prevede che vengano digitalizzate solo le opere di pubblico dominio. In attesa di risolvere il contenzioso negli Stati Uniti, saranno escluse anche le opere orfane (quelle cioè protette da copyright, ma di cui non si conoscono i detentori dei diritti economici).
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A partire dal 2010 i Musei Capitolini, ricchi di storia e reperti artistici dell’antica Roma, con I Giorni di Roma inaugurano un ciclo quinquennale di grandi mostre tese a restituire un’idea complessiva sul modo in cui i Romani riuscirono ad elaborare un proprio linguaggio artistico sulla base della cultura figurativa greca.
Con L’età della conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma, in mostra dal 13 marzo al 5 settembre 2010, si parte dal momento di formazione dell’Impero Romano, dalla seconda guerra punica fino a Giulio Cesare, dalla cultura artistica dei decenni in cui Roma giunse ad espandere progressivamente il proprio controllo su tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alle coste dell’Asia Minore, sviluppando un linguaggio figurativo squisitamente romano che fa tesoro dell’influenza ellenica.
Si parte dal consolidarsi del prestigio romano attraverso l’arte in un periodo tra i più innovativi ed originali per l’intero sviluppo dell’arte occidentale, con un esposizione di capolavori provenienti dall’intero bacino del Mediterraneo, tra imponenti statue in marmo, raffinate opere in bronzo e terracotta, interi cicli scultorei, fregi ed elementi di arredo domestico in bronzo e argento.
Dopo oltre cinquant’anni, grazie a 60 giorni di lavoro per la messa in sicurezza e 156 mila euro, tornerà ad essere visitabile la suggestiva passeggiata archeologica sopra le Arcate della Domus Severiana al Palatino.
Quel che resta di questo maestoso edificio (nella gallery), realizzato come un prolungamento della Domus Augustana dall’imperatore Settimio Severo negli anni a cavallo tra la fine del II e gli inizi del III secolo, diventa ancora più apprezzabile dalla terrazza delle arcate Severiane, che si ergono a circa quattordici metri di altezza sul lato sud del Colle Palatino, offrendo dello stesso e del paesaggio circostante una panoramica eccezionale.
Nei progetti del Ministero per i Beni e le attività culturali, c’è anche l’illuminazione di tutta la zona, almeno nei fine settimana, per colmare quello che il sottosegretario per i Beni e le Attività culturali Francesco Giro, ha definito “un buco nero fra il Vittoriano ed il Colosseo”.