Non ci sono parole. Sono passati giorni dall’incidente che ha stroncato la vita ad Eva, una ragazza che andava in bicicletta. Libera, coraggiosa, serena. E certo questo non è il primo, né l’ultimo temiamo, di omicidi del traffico. La gente si ferma a quella lapide di gesso sui sampietrini, rigogliosa di fiori e messaggi di rabbia e commozione.
I Fori Imperiali, il Colosseo sullo sfondo, l’Antica Roma come testimone muta di uno scempio quotidiano. Sfrecciano incuranti ancora taxi, autobus e traffico comune. Non rallentano, nonostante ciò che è accaduto, nonostante quel cartello e quelle parole appuntate al vento sullo smog. Nonostante i ciclisti romani, grazie anche ad una blogosfera che funziona (e che spaventa) abbiano mostrato al mondo cosa fosse successo. Da soli. Senza retorica. Chiedendo ancora e sempre quello spazio sicuro che meritano.
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