Con l’approssimarsi della Festa degli Innamorati, vale la pena di indirizzare il nostro viaggio nella Roma Nascosta, sulle tracce di San Valentino e della festività più romantica, confuse tra storia e leggenda.
La bellissima Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, un tempo “Santa Maria in Schola Græca”, sita in piazza Bocca della Verità, famosa per la collezione di ‘teste’ (teschi) di martiri che ospita, custodisce anche la reliquia accredita a San Valentino, un sacerdote romano, morto martire a Roma, e vissuto nello stesso periodo del santo patrono degli innamorati e Vescovo di Terni, che ne custodisce le spoglie.
Questa analogia, non casuale ma interessante, oltre a fornire lo spunto per scoprire l’identità del Santo e il suo legame con gli innamorati, è anche una buona occasione per andare alla scoperta delle origini di una delle feste più suggestive e romantiche, tra le pendici del Palatino e del Campidoglio, dove agli albori della storia di Roma venivano celebrati i lupercalia romani.
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Dopo oltre cinquant’anni, grazie a 60 giorni di lavoro per la messa in sicurezza e 156 mila euro, tornerà ad essere visitabile la suggestiva passeggiata archeologica sopra le Arcate della Domus Severiana al Palatino.
Quel che resta di questo maestoso edificio (nella gallery), realizzato come un prolungamento della Domus Augustana dall’imperatore Settimio Severo negli anni a cavallo tra la fine del II e gli inizi del III secolo, diventa ancora più apprezzabile dalla terrazza delle arcate Severiane, che si ergono a circa quattordici metri di altezza sul lato sud del Colle Palatino, offrendo dello stesso e del paesaggio circostante una panoramica eccezionale.
Nei progetti del Ministero per i Beni e le attività culturali, c’è anche l’illuminazione di tutta la zona, almeno nei fine settimana, per colmare quello che il sottosegretario per i Beni e le Attività culturali Francesco Giro, ha definito “un buco nero fra il Vittoriano ed il Colosseo”.

L’archeologia romana continua a regalare scoperte sorprendenti. Gli scavi sul colle Palatino, nell’area della Vigna Barberini, hanno permesso di rinvenire una sala che imitava il movimento della terra ruotando giorno e notte. Secondo gli studiosi potrebbe trattarsi della coenatio rotunda descritta da Svetonio nella sua Vita dei Cesari (Nero XXXI).
Lo scrittore descrisse così quel prodigio di ingegneria: “Girava continuamente, giorno e notte, su se stessa, come il mondo”, collocata all’interno di una dimora che andava dal Palatino all’Esquilino. Una casa così vasta che la circondava un portico lungo mille passi. “Tutto era ricoperto d’oro e rivestito di pietre preziose e di conchiglie e di perle - annotava Svetonio -; i soffitti delle sale da pranzo erano fatti di tavolette d’avorio mobili e percorsi da tubazioni, per poter lanciare sui commensali fiori oppure profumi. La principale di queste sale era rotonda, e girava continuamente, giorno e notte, su se stessa, come il mondo; nei bagni fluivano le acque del mare e quelle di Albula”.
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Tra successi calcistici e campagna elettorale, la notizia della riapertura al pubblico della casa di Augusto, con Giulio Cesare la più emblematica figura di Roma antica, rischia di passare inosservata. In realtà si tratta di un evento incommensurabile sia per il valore storico che per quello archeologico del luogo: decorazioni pittoriche di qualità altissima, affreschi anche di intere pareti considerati fra i migliori dell’epoca e paragonabili solo ai frammenti pompeiani, architetture prospettiche di rara efficacia. Questa, in sintesi, è la casa augustea sul colle Palatino.
Per consentire la conclusione degli scavi e della ristrutturazione delle stanze, la soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, diretta da Angelo Bottini, ha concentrato un milione 540 mila euro solo negli ultimi due anni. A partire da domani, lunedì 10, piccoli gruppi di massimo 5 persone alla volta potranno attraversare i pavimenti studiati dagli artisti di Augusto ed entrare per qualche istante nell’antichità classica, quando Roma dominava il mondo conosciuto.
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