"Piuttosto: la Liberia dov'è, a Nord o a Sud?". Addio a Angelo Infanti, l'indimenticabile 'fregnacciaro' Manuel Fantoni

"Nun è vero nienteeee! T'ho raccontato un sacco de fregnacce!" immaginiamocelo ancora una volta così, Angelo Infanti, nel ruolo che lo ha consacrato, quello dell'irresistibile 'cazzaro' Manuel Fantoni in "Borotalco": uno dei film più citati da generazioni di romani, proprio grazie anche alle sue indimenticabili battute.

Il "Cargo battente bandiera liberiana", le avventure con Raquel Welch, il povero e ingenuo Carlo Verdone affascinato da un personaggio che è stato per decenni l'idealtipo di una figura che i romani conoscono bene: quella del 'fregnacciaro'. Di 'fregnacce' (le 'bugie', in romanesco) Manuel Fantoni ne dice tante, è un poeta dell'invenzione, millanta storie, è attore due volte: sul set e nel ruolo che interpreta.

La carriera di Angelo Infanti, nato a Zagarolo nel 1939, è di quelle di cui andare orgogliosi: un ruolo come killer ne "Il Padrino" di Francis Ford Coppola e poi una serie di film importanti come "All’ombra del delitto" di Chabrol e "Tutta una vita" di Lelouche e ancora "La virtù sdraiata" di Lumet. Alcuni western, qualche incursione nel cinema 'minore' con la serie "Emmanuelle nera" di Joe D'Amato, in quel filone che trascinerà la cinematografia italiana verso la crisi tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80.

Arriva al fianco di Bud Spencer in film di grande successo commerciale ("Piedone lo sbirro", "Piedone d'Egitto" e "Il soldato di ventura") e poi all'incontro con Carlo Verdone, conosciuto a casa di Sergio Leone (e dove altrimenti, avrebbe potuto imbattersi in un volto così?). Nascono il sodalizio e l'amicizia, Verdone capisce che Angelo è perfetto per il ruolo di Manuel Fantoni e per quello in "Bianco Rosso e Verdone" di seduttore giramondo che insidia la moglie di Furio.

Sergio Benvenuti/Carlo Verdone ci prova: cerca di imitare lo charme e l'aura di mistero a buon mercato di Manuel, si spaccia addirittura per lui, nel tentativo di conquistare Nadia/Eleonora Giorgi, fan accanita di Lucio Dalla, svampita e credulona. Gli riesce a metà, tanto che quando si produce nella sua versione del personaggio, parlando dello "007" Roger Moore, gli 'scappa' una delle battute memorabili e più esilaranti della commedia italiana:

No, comunque su Roger non posso di' niente perché l'ho sempre incontrato così, de... de sguincio, de coso, tipo buongiorno buonasera, capito?

Angelo Infanti Manuel Fantoni

Un 'cazzaro' (ancora una volta, usiamo il termine con tutto l'affetto possibile) che ne imita - inconsapevole - un altro. La bravura di Infanti è tutta nel finale dell'equivoco. Quando la romanità 'scioglie' i toni nell'ironia. Tempi comici perfetti, sopracciglio inarcato e una risata che spazza via tutto: 'fregnacce' comprese. Manuel Fantoni torna ad essere "Cuticchia Cesare", un belloccio qualunque, con una gran fantasia e un atteggiamento malinconico che sta tutto in una frase. Verdone/Sergio Benvenuti ("Mi chiamo Benvenuti, come... Benvenuti a Orvieto", altro colpo di genio della sceneggiatura), dopo la rivelazione di Manuel Fantoni gli chiede ancora incredulo: "Ma perché?...". Perché fingersi un altro, perché 'recitare un ruolo' - potremmo aggiungere noi. La risposta è da antologia:

"Perché m'annoio. Allora invento, sogno, evado"

Angelo Infanti è scomparso ieri, martedì 12 ottobre, a 71 anni a causa di un infarto.

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