Grande Raccordo Anulare: il pedaggio a maggio 2011. Intanto torna la proposta del GRA2

Secondo GRA

Nessuna speranza (o forse sì?): il Decreto Legge sui Trasporti ha stabilito che da maggio 2011 si inizierà a pagare il pedaggio sul Grande Raccordo Anulare. Ancora da stabilire i criteri di pagamento, ovvero le tariffe. Su questi, il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, dopo un incontro con 25 sindaci e delegati di Comuni, promette battaglia.

Nuovo ricorso al TAR, quindi e, fatto più unico che raro quando si tratta di forze politiche opposte, l'ennesimo appoggio del Sindaco Alemanno: "Da parte del Campidoglio ci sarà ampia disponibilità ad appoggiare e a partecipare in sede giudiziaria al nuovo ricorso". Eppure proprio lo stesso Alemanno, è tornato subito dopo all'attacco riproponendo un progetto di cui si parla ormai da moltissimo tempo.

Il progetto è quello del cosiddetto 'Secondo Grande Raccordo Anulare'. L'anello sarebbe esterno alla città e potrebbe così rientrare nel piano dei pedaggi previsto, perché verrebbe considerato un tratto autostradale. Sarebbe realizzato interamente con 1,5 miliardi di risorse private e si estenderebbe per 40 chilometri, tra la bretella autostradale e la Roma-Civitavecchia, collegando la parte sud della periferia con la zona industriale di Latina e Frosinone. Pioggia - prevedibile - di polemiche e risposte indignate dell'Opposizione.

"Parlare oggi di secondo Gra, ad una settimana di distanza dall'odioso via libera ai nuovi pedaggi su 1.300 chilometri di autostrade Anas, significa giocare sulla pelle dei pendolari e dimostra l'assoluta mancanza di responsabilità", esordisce Michele Meta il capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera. A cui si aggiunge Vincenzo Maruccio, capogruppo dell'IdV alla Regione Lazio, che sottolinea la questione ambientale e logistica:

"E' semplicemente irrealizzabile. [...] taglierebbe in due le riserve naturali di Decima Malafede" e "il progetto entrerebbe nella storia dell'urbanistica, per il numero di espropri necessari".

Noi cittadini intanto rimaniamo accerchiati, con una serie di incognite e una fastidiosa certezza: pagheremo per qualcosa che - stando alla legge - dovrebbe essere gratuito.

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