Atac, fondi neri e biglietti clonati: l'inchiesta di Repubblica

Il quotidiano romano raccoglie documenti per due mesi, poi pubblica l'inchiesta di Autieri e Bonini. Cosa succederà all'Atac? E cosa dice l'inchiesta?

Atac: fondi neri e biglietti clonati

Bufera sull'Atac (già Azienda Tramvie ed Autobus del Comune di Roma, oggi società per azioni del trasporto pubblico di Roma Capitale). Repubblica.it ha pubblicato un'inchiesta di Daniele Autieri e Carlo Bonini che, per due mesi, hanno raccolto documenti e informazioni sull'azienda pubblica.

Il quadro che emerge è a dir poco sconsolante. E l'inchiesta non parla certo di disservizi (all'ordine del giorno), scioperi o tagli. No, è qualcosa di peggio.

«In Atac tutto è stato possibile. Crasso clientelismo, appalti gonfiati. Ma - si scopre ora - anche digerire un audit interno che denuncia un'emorragia di liquidità da biglietti clonati che avrebbero la loro stamperia clandestina proprio dentro l'azienda. Un fiume di denaro nero, per una contabilità altrettanto nera necessaria a finanziare chi a questo carrozzone assicura la sopravvivenza. La Politica».

Biglietti clonati e fondi neri. Questo al centro dell'inchiesta del quotidiano romano.

Ma vediamo i dettagli.

Il titolo dell'inchiesta non lascia spazio a dubbi: Il tesoro dei biglietti clonati. I due giornalisti che la firmano parlano di un sistema (avallato in maniera politicamente bipartisan) di creazione di titoli di viaggio non fatturati, che avrebbe garantito all'Atac 70 milioni di euro di fondi neri, a disposizione della politica.

E il sistema sarebbe stato pianificato fin dal 29 aprile 2008, appena un giorno dopo l'elezione a sindaco capitolino di Gianni Alemanno, che tuonava contro gli sprechi della passata gestione veltroniana e prometteva, Urbi et orbi, pulizia, trasparenza ed efficienza.

Secondo Autieri e Bonini, però, è

«un'operazione di facciata. Prova ne sia che la maggior parte degli alti dirigenti nominati nell'era veltroniana non viene cacciata, ma assegnata ad altre posizioni di rilievo. Ma, soprattutto, che la linea degli operativi, a partire dai direttori generali, rimane al suo posto. "Al termine della cena [il pezzo racconta di questo incontro cui partecipano un senatore pidiellino, Vincenzo Piso, poi Riccardo Mancini (all'epoca tesoriere della campagna elettorale di Alemanno) e svariati top manager, ndr] il messaggio era chiaro a tutti - ricorda ancora l'ex manager - Il sistema andava preservato"».

Ma cosa c'è da preservare, in Atac? La possibilità – a quanto pare dall'inchiesta, una specie di questione ben nota all'interno dell'Azienda – di creare un fondo enorme utilizzando il meccanismo dei biglietti falsi:

«l'Atac stampa biglietti per autobus e metro. E i biglietti sono denaro. Chi ha le mani sui biglietti, ha le mani sulla cassa. E se quella cassa è in parte in chiaro e in parte in nero, perché quei biglietti sono in parte veri e in parte falsi, chi ha le mani sull'Atac ha di fatto le mani su una banca che batte moneta».

I conti son presto fatti. I ricavi dala vendita dei biglietti, secondo l'ultimo bilancio, è pari a 249 milioni di euro. Eppure, secondo le statistiche aziendali, in un anno quasi un miliardo di passeggeri prende i mezzi Atac. Dove vanno a finire i soldi mancanti? Possibile che siano tutti "portoghesi" che non pagano il biglietto?

Difficile da credere. E infatti non ci crede neanche la Guardia di Finanza, che apre un'indagine e parla chiaramente della

«falsa bigliettazione Atac [...] un sistema oliatissimo capace di creare una contabilità parallela».

E l'azienda lo sa. Infatti, Repubblica, che ha messo mano su una serie di documenti interni successivi ad un'audit, ne pubblica uno stralcio.

«"La maggior parte degli illeciti attinenti i titoli di viaggio - si legge nella Relazione - sono avvenuti a mezzo complicità interne all'azienda (...). Ciò perché il settore dei titoli di viaggio Atac è vasto e complesso, il personale impiegato è numeroso, i compartimenti sono stagni e se ciò evita le comunicazioni e le associazioni, viene favorita invece la formazione di 'chiesette' consolidate sulle quali il controllo diventa difficile (...) Il sistema di bigliettazione elettronica dell'azienda è completamente indifeso"».

E poi chiosa:

«Un secondo report, frutto del lavoro di una commissione interna di manager Atac, al contrario non è mai uscito dagli uffici di via Prenestina. Troppo, e troppo gravi, a quanto pare, le scoperte che documentava».

E adesso, cosa succederà all'Atac?

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