BRUTALmag: l'arte prende la forma della segnaletica stradale a Roma

BRUTALmag

Mentre la hall del MACRO ospita il crocevia di cartelli stradali di João Louro: Quasi, 2010 e la poesia segmentata di Mário de Sá Carneiro per orientarsi in un mondo a più dimensioni, il collettivo di artisti BRUTALmag ha deciso di adottare un linguaggio artistico affine per “attivare una riflessione sul declino dello spazio pubblico e sull’anomia post-moderna”.

Nella notte del 14 luglio, 100 cartelli stradali con un chiaro intento provocatorio, hanno tappezzato il rione Borgo, all’ombra del Vaticano, provvisti di una grafica credibile e difficile da ignorare, quanto le icone e il messaggio in lingua inglese che recita “Priest Area Warning! Do not leave your children alone” .

I cartelli sono rimasti in giro ben poco, ma manifestano in modo abbastanza chiaro gli obiettivi del collettivo e il modo audace e dirompente nel quale sono intenzionati a raggiungerli. Curiosità e voglia di approfondire mi hanno spinta a contattarli.

L’obiettivo dell’azione artistica contro la pedofilia che ha interessato le vie che circondano Piazza San Pietro e tutta l’area vaticana mi sembra chiaro, quello che mi sfugge è chi c’è dietro, quindi è in questa direzione che va la mia prima domanda rivolta a sondare chi o cosa è BRUTALmag, anche se la risposta non mi sorprende affatto.
Il collettivo BRUTALmag nasce dall'incontro tra street artist e creativi del mondo della pubblicità che preferiscono rimanere anonimi (almeno per ora).

Il nome da dove arriva e dove vuole andare?
Il nome viene dall'esigenza di recuperare un approccio "diretto" e quindi "brutale" alla comunicazione e al mondo. Un tentativo di ‘disintermediazione’ dalle ideologie dominanti che ci costringono alla repressione.

E questo tentativo di scavalcare i consueti canali di comunicazione e le ideologie che le dominano in che direzione vi spinge?
Quante volte il nostro rifiuto della violenza o la paura della legge ci fanno mettere i piedi in testa? La violenza è sempre stata il primo fattore evolutivo della specie umana, le popolazioni più vive e vivaci sono sempre quelle che vivono i conflitti reali. Non è un caso che la situazione in cui versa il nostro paese sia frutto di una classe politica che non è emersa da nessun conflitto reale. Ma noi siamo artisti e non sociologi. Quello che vogliamo fare, è tornare a chiamare le cose con il loro nome e la strada ci sembra il terreno migliore per farlo.

Avete esordito in strada ma presumo che la vostra opera di ‘disintermediazione’ implichi anche l’uso delle reti informatiche.
BRUTALmag intende proseguire il suo percorso con interventi sul territorio e in rete. Operazioni di comunicazione brutalista.

Che cosa intendete esattamente per comunicazione brutalista?
Il nostro modo per incitare il recupero sociale della violenza. In fondo cos'è un cartello segnaletico se non un imperativo categorico?

Visto che parliamo d’arte e non di sociologia, dopo aver inaugurato la vostra stagione estiva con l'installazione della 'Priests Area', in che modo pensate di continuare a muovervi?
Continueremo a rispondere agli imperativi della strada con contro-imperativi.
Nuovi cartelli, nuove indicazioni, nuove frecce di senso. Spingere dalla parte opposta, con forza brutale!

Per quanto la forza brutale non sia affatto congeniale alla mia filosofia di vita, riesco a riconoscere i vantaggi della comunicazione dirompente, e spesso ad apprezzarne anche gli effetti, certo questo dipende anche molto da quanto e dove siete disposti a spingervi come artisti, o meglio, dove punteranno le prossime indicazioni ... vedremo.

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