Carnevale 2010 a Roma. Origini e tradizioni

Moccoletti al Corso_Ippolito Caffi

Mentre il primo mese dell’anno scivola via ancora gonfio di buoni propositi, molti cominciano a pregustare la festa di Carnevale, che pur appartenendo alla tradizione Cristina affonda le sue radici millenarie in festività ben più antiche, come le dionisiache greche e i saturnali romani, dedicate ad un temporaneo sovvertimento dell'ordine sociale, con mascheramenti, scherzi e in qualche caso dissolutezza.

La licenza sessuale riconducibile ai riti di fecondità della terra e l’usanza di bruciare un fantoccio come nei sacrifici primitivi, sono alcuni dei riti che ancora simbolicamente caratterizzano questa festa liberatoria, e per quanto il Cristianesimo moderò i festeggiamenti, a partire dall’anno Mille il Carnevale divenne uno degli appuntamenti più desiderati a Roma e acquistò un’importanza unica nel panorama europeo per i suoi festeggiamenti carnevaleschi.

Il carnevale romano, che gareggiava con quello di Venezia per maestosità ed eleganza e lo oscurò per fama nel Rinascimento, ispirando artisti e poeti, ebbe il suo grande momento sotto il pontificato di Papa Paolo II (1466), il papa veneziano che riportò in auge le corse caratteristiche delle feste di Monte Testaccio e del Circeo agonale, ‘ordinandando’ artistiche mascherate a sue spese, e per inaugurare il suo palazzo (Palazzo Venezia, a ridosso della Chiesa di San Marco, protettore di Venezia), lo trasferì in Via Lata, l’attuale Via del Corso, che tra il ‘600 e il ‘900 fu il vero asse principale della vita sociale ed economica di Roma, prima di diventare quello dello shopping romano.

Ogni anno si attendeva l’editto papale per dare inizio la grande festa, con sfilate in maschera, carri allegorici, giostre, canti, balli, lanci di “confetti” (pallottoline di gesso colorate) e di “sbruffi” (gli attuali coriandoli), di arance, mele e rape (proibite da Papa Sisto V° per la loro pericolosità...), sontuosi banchetti pubblici e un numero impressionante di corse, dei Ragazzini, degli Asini, dei Bufali, degli Zoppi, dei Deformi, dei Nani, degli Ebrei anziani e quella degli Storpi ... sostituite nel 1667 da Papa Clemente IX° con la Corsa dei Cavalli Bàrberi.

Spettacolari erano i tornei cavallereschi, prettamente medievali a Piazza Navona (con esibizioni di cavalieri che, cavalcando a pelle, dovevano colpire un bersaglio rotante o infilare con la loro lancia un anello pendente da una trave), mentre a Monte Testaccio, zona ancora ai margini della città dove i divertimenti erano più plebei e ridanciani e si svolgevano delle tauromachie e la triviale Ruzzica de li Porci che lanciava carretti di maiali già dalla cima della collina contesi dalla gran folla che si era radunata sulle pendici.

Oltre al notabile, al mendicante, alla popolana ... le maschere romanesche, indossate per liberarsi della propria faccia e, come scrisse Gianni Rodari, nella poesia intitolata “Scherzi di Carnevale”, per “veder la faccia vera / di tanta gente”, erano ispirate ad ospiti d’eccezione come Rugantino, Meo Patacca e Pasquino, maschere ispirate al tipico popolano romano, spaccone ed arrogante, timorato di Dio ma non del papa, che viveva sempre sul filo del processo e del rogo.

La natura spontanea, voluta e popolare della festa nel 1788 è stata riconosciuta e sottolineata anche da artisti come Goethe :“Il Carnevale di Roma non è una festa che si offre al popolo ma bensì una festa che il popolo offre a sé stessa. Il governo non fa né preparativi né spese. Non illuminazioni, non fuochi artificiali, non processioni splendide, ma un semplice segnale che autorizza ciascuno ad essere pazzo e stravagante quanto gli pare e piace, ed annunzia che, salvo le bastonate, e le coltellate, tutto è permesso".”.

Del resto il Carnevale era per il popolo romano, oppresso dagli stenti quotidiani, una vera e propria valvola di sfogo alla quale rinunciava malvolentieri, tanto che la morte di Papa Leone XII° (già di per se malvisto), avvenuta durante il Carnevale del 1829, si meritò il commento di Pasquino:

“Tre dispetti ci festi, o Padre Santo:
accettare il papato, viver tanto
morir di Carneval per esser pianto”.

Una delle manifestazioni più attese era la sfrenata Corsa dei Berberi, ritratta da Joseph Ferrante Perry nel 1827 (nell'immagine), che lanciava cavalli senza fantino tra la folla, lungo un percorso che partiva da Piazza del Popolo e arrivava in piazza San Marco, ora Piazza Venezia, passando per il corso, l'antica via Lata e, prima ancora, via Flaminia, che negli anni prese il nome di Via del Corso, proprio grazie all’importanza dell’evento. Riuscite ad immaginare l’eccitazione della folla in un contesto del genere? Almeno fino a quando nel 1874, un giovane viene travolto e ucciso da un cavallo durante la corsa e il re Vittorio Emanuele II abolisce per sempre la manifestazione, e questo segna l'inizio del declino del carnevale romano...

L’ultimo giorno del Carnevale, la Festa dei Moccoletti, i lumini per intenderci (nell'immagine ritratti al coprso da Ippolito Caffi), accendeva le strade della capitale di tante luci, e tra la folla di romani muniti di candela o lanterna, ognuno doveva cercare di spegnere la candela alla persona di sesso opposto. Con il moccoletto spento ci si toglieva la maschera, il carnevale moriva, i romani tornavano ad essere i cittadini di sempre, e il mercoledì delle ceneri segnava il primo giorno della Quaresima.

Una tradizione molto suggestiva suggellata da Giuseppe Gioachino Belli nel 1847 con un sonetto “…finarmente è spicciato carnovale, corze, balli, commedie ogni ariduno, so tornate le cennere e er digiuno. Er carnovale è morto e seppellito: li moccoli hanno chiuso la funzione, nun ze ne parla più, tutto è finito …”.

Quella di carnevale è una festa amata e attesa ancora oggi da grandi e bambini, che torna nella capitale dal 6 al 16 febbraio 2010, affiancando alla voglia di evasione tutta la forza della tradizione recuperata e rivisitata, con un programma di festeggiamenti da non perdere al quale dedicheremo le nostre prossime segnalazioni, dalla nuova edizione del Carnevale di Roma a quella del Gran Carnevale Romano, dai festeggiamenti nei centri commerciali a quelli della provincia, senza dimenticare feste mascherate e spettacoli carnevaleschi.

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