Al “Bar della Rabbia” con Alessandro Mannarino & "Tevere Grand Hotel" al Casilino 900

Al "Bar della Rabbia" con Alessandro Mannarino, l’ebbrezza è di casa. L’ebbrezza come stato di euforia e benessere che ti riempie la testa e il corpo, ma non viene sempre fuori da un bicchiere, anche se non è estranea all’odore di vino (Me so ubriacato) e al sapore della vita. Quella che vivi tutti i giorni e quella che non smetterai mai di sognare.

Romano, spontaneo, voce roca, con una passione per i cappelli e per il folk di strada che arriva da tutte le parti e racconta di tutto il mondo, Alessandro Mannarino ha tradotto in suoni, parole e atmosfere, quel mondo metropolitano dall’anima multicolore che attraversa tutti i giorni e guarda dalla finestra di casa.

Quella Roma che si scorge dalle finestre del Casilino, cara a Pasolini e Fellini, più al margine che in periferia, piena di personaggi surreali, ribelli, vagabondi, a caccia di identità nei posti più assurdi, tra un pagliaccio che canta di amori perduti, un barbone che trova una città in fondo al mare, streghe e diamanti, elisir d’amore e cose perdute, spose senza anello e soldi.

"Bar della Rabbia" segna l’esordio discografico di un funambolo del lessico e del sound come Alessandro Mannarino, che di Roma si porta dietro la lingua, la strada e le storie, narrate da un folk meticcio che sa di stornelli, blues e ritmi zigani.

Se lo chiediamo a Mannarino «La rabbia potrebbe essere un cubo di ghiaccio che si scioglie in un bicchiere di whisky. Per me questo disco è un whisky buono. La rabbia viene quando si è delusi, quando si è stati messi da parte, nel disco gli esiliati dalla normalità, i caduti, i disperati, trovano un posto in cui raccontarsi, riscattandosi forse pure dalla rabbia».

La Roma di Mannarino è randagia e come potete constatare dal video del brano Tevere Grand Hotel, girato nel campo nomadi Casilino 900, nelle stanze sporche del Tevere Grand Hotel si compra oro e ruba amor.

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«Le parole della canzone sono nate di getto, ho descritto quello che vedevo dalla finestra di casa mia che era sopra al campo, ho immaginato una storia d'amore, ero senza una lira, ma pieno di speranza, sognavo che qualcosa succedesse ... magari una ragazza. Ho visto lo stesso negli occhi di una ragazza rom e le ho scritto Tevere Grand Hotel».

Se le passioni di Mannarino vanno da Trilussa a Tom Waits, da Ettore Petrolini a Gabriella Ferri, altrettanto eclettico è il percorso di crescita e formazione non solo musicale, che lo ha portato dalle osterie alla radio, dai festival alla televisione nel salotto della Dandini, dal teatro al cinema, dalla Casilina al Premio Tenco 2009.

Per un assaggio dal vivo del “Bar di Mannarino”, rielaborato per l’occasione in chiave elettronica, potete approfittare della serata del 31 ottobre al Brancaleone, oppure fare un salto al Festival OliOlive di Castel Madama, il prossimo 15 novembre. Ma quando ho chiesto ad Alessandro dei progetti per il futuro mi ha risposto: «A maggio registro il prossimo album, continuerò a suonare in giro, e per il resto spero di non farmi fregare... soprattutto da me stesso».

Al “Bar della Rabbia” con Alessandro Mannarino

Foto: Simona Mizzoni

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