Duchamp. Re-made in Italy: l'arte da usare arriva a Roma in bicicletta

L'arte da usare arriva a Roma in bicicletta con Duchamp. Re-made in Italy, alla GNAM Galleria Nazionale di Arte Moderna, dall'08 ottobre al 9 febbraio 2014

L'arte 'da usare' con acuta ironia, che nasce dagli oggetti quotidiani e il bisogno di sovvertire le regole, torna a Roma in bicicletta 100 anni dopo la creazione di Ruota di bicicletta (1913), il primo ready-made creato da un «ingegnere del tempo perduto» rivoluzionario e irriverente del calibro di Marcel Duchamp, 'reo confesso' di aver lasciato il segno nei movimenti artistici del XX secolo, dal fauvismo al cubismo, dal dadaismo al surrealismo, passando per l'arte concettuale, il ready-made e l'assemblaggio.

Un ritorno a 50 anni dal suo viaggio in Italia, celebrato dalla retrospettiva Duchamp. Re-made in Italy, ospitata dalla GNAM Galleria Nazionale di Arte Moderna (via delle belle arti, 131), insieme ad un viaggio che rimette in discussione l'antitesi tra arte e merce, dall'08 ottobre al 9 febbraio 2014.

Un viaggio con il celebre e controverso artefice del ritratto della Gioconda di Leonardo da Vinci con baffi, pizzetto e allusioni ai bollori erotici («L.H.O.O.Q.» elle a chaud au cul), che nel 1920 ha deciso di dar volto al suo alter ego femminile Rrose Sélavy (Eros, c’est la vie- Eros è la vita, o Arroser la vie -brindare alla vita), con tanto di eloquenti biglietti da visita «Ottica di precisione Rose Sélavy. New York-Parigi – assortimento completo di baffi e trucchetti» (Duchamp maschile e femminile protagonisti dei ritratti a seguire).

Al provocatorio e irriverente artista che nel 1917 ha portato al Salone delle arti indipendenti di New York l'ormai celebre ready made Fontaine (foto a seguire) firmato R. Mutt, creando una nuova idea di oggetto con l'orinatoio dei bagli pubblici degli uomini, accolto ancora oggi con stupore, imbarazzo e perplessità, ma dilatando per sempre i confini di una libertà espressiva che segue la regola del no jury, no prizes

Una retrospettiva a cura di Stefano Cecchetto, Giovanna Coltelli e Marcella Cossu, che punta sui ready made donati da Arturo Scharz al museo nel 1998, con riproduzioni autorizzate delle opere degli Anni Dieci, fotografie, documenti, miniature e acqueforti, lungo un viaggio a tappe e sezioni, che entra nella Boîte en valise, il museo portatile costruito dall’artista all’interno di una valigia Louis Vuitton con 70 pezzi in miniatura, e sfiora le influenze esercitate su artisti italiani come Enrico Bay e Sergio D’Angelo.

In mostra, insieme alla copertina in blu di Prussia del catalogo della mostra organizzata nello spazio Gavina del 1965, il disegno di Duchamp Pulled at four pins (1915-1964), e le acqueforti delle due edizioni The Large Glass and the Related Works, volune 1 e 2 (1967-68), con riferimenti al Grande Vetro e alla più tarda Etant donné, anche l'Anémic Cinéma del 1926 di Rrose Sélavy (Marcel Duchamp), con la collaborazione di Man Ray e Marc Allégret, dove dischi ottici e strane apparecchiature anticipano il concetto dell’optical art, e ispireranno la vertigine grafica di Saul Bass per il Vertigo - La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock, per giunta di nuovo al cinema in versione restaurata in alta definizione, il 21, 22 e 23 ottobre 2013.

Foto | Wikipedia
Via | Electa - Civita


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