Sale cinema in emergenza nella Capitale. Chiusura annunciata per il Maestoso?

Sono tanti i cinema cittadini che hanno abbassato le saracinesche negli ultimi anni a Roma. Vi mancano?

La situazione delle sale cinematografiche romane non è rosea, tutt'altro. E così domenica sono rimaste con le saracinesche abbassate otto sale (nel dettaglio King, Eden, Fiamma, Maestoso, Quattro fontane, Giulio Cesare, Eurcine, Nuovo Olimpia) per protesta contro 23 licenziamenti già annunciati dalla proprietà.

Il fatto è che la Capitale ha ottenuto grazie alla Provincia, dei fondi per il cinema per sostenere il passaggio al digitale, in totale 3 milioni di euro. Fondi che però, dicono i rappresentanti dipendenti dei circuiti romani, rischiano di essere un boomerang per chi ci lavora, e portare a dei licenziamenti: 23 appunto quelli annunciati in otto cinema capitolini.

“Dare investimenti senza assicurarsi contropartite occupazionali paradossalmente può servire da incentivo ai licenziamenti”, ha spiegato al Tempo Mauro Carucci, della Conf. Unitaria di base informazione spettacolo.

Per non parlare del rischio chiusura tout court che grava su alcune delle sale capitoline più importanti.

Sembra già cosa certa la chiusura del Maestoso all'Appia, mentre dal futuro incerto ma pare già segnato rimangono Gregory e Admiral. Hanno già chiuso Empire, e, in centro, il Sala Troisi e il Roma, che era stato affidato per la programmazione a Carlo Verdone, così come hanno chiuso l'Augustus, l'Etoile e il Quirinale (qualcuno se li ricorda?)

Incerto anche il futuro del circuito Cecchi Gori, senza pensare che già 30 sale, nella nostra città, hanno chiuso i battenti. In particolare, molto pesante sembra essere la situazione per le sale cinematografiche nella zona dell'Alberone.

Per non parlare dei cinema che, come ricorda Libertiamo.it, hanno cambiato destinazione d'uso: al posto del Balduina ci sono degli usciti, del Mondial di viale Libia c'è un grande magazzino, del XXI aprile c'è un supermercato e dell'Ausonia a piazza Bologna addirittura una sinagoga. E' diventato un fast food invece il Palestrina a Cola di Rienzo.

“I cinema chiusi sono come occhi sbarrati”, ha detto Giuseppe Tornatore interpellato dalla testata. “E' triste andare in giro per il centro di Roma e vedere sale chiuse dove prima si vedevano cartelloni dei film e la gente che faceva la fila per entrare”.

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