Grazie alla collaborazione tra l’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio e l’ENEA è stata realizzata una nuova classificazione sismica del Lazio che sarà presto approvata dalla giunta di Marrazzo.
La vecchia mappa che vi avevamo già mostrato suddivideva il territorio regionale in quattro zone sismiche con rischio indicato da 1 a 4 in senso decrescente. Roma in particolare era interamente classificata a rischio 3 (medio-basso).
Con la nuova mappa invece la classificazione varia da 1 a 3 con le zone 2 e 3 suddivise in due subzone, rispettivamente zona 2A e 2B e zona 3A e 3B.
Tale variazione ha comportato novità per l’inquadramento del rischio sismico nel territorio dell’Urbe, ora sostanzialmente differente tra i municipi che si trovano a ridosso dei Colli Albani e i rimanenti.
Per i municipi V, VI, VII, VIII, IX, X, XI e XII, più vicini ai castelli romani, il rischio sismico è stato infatti classificato 2B (medio) mentre per tutti gli altri la classificazione è 3A (medio/basso) vista la maggiore vicinanza al territorio di Fiumicino e dintorni classificato 3B (basso).
Comunque sia prima che vengano generati inutili allarmismi va precisato che Roma non è zona sismica e pertanto è da escludere un terremoto sul proprio territorio.
In pratica le scosse sismiche possono essere avvertite solo di riflesso da zone sismogenetiche vicine come i Colli Albani o lontane come quelle appenniniche.
LuVi
23 apr 2009 - 07:49 - #1Certo, addirittura una granularità a livello di municipio mi sembra eccessiva… comunque…. non facciamoci prendere dalla psicosi.
caiofabricius
23 apr 2009 - 15:57 - #2“non facciamoci prendere dalla psicosi”…
ma nemmeno scordare fra 20 giorni COME SEMPRE accaduto.
Tra l’altro, anche molti dei monumenti romani, esaltati per la loro longevità caddero nei secoli per…TERREMOTO.
Il più clamoroso è proprio quello che le capre VespoFidiche tra un’apertura di sportello di terremotato e l’altra indicavano come eterno: il COLOSSEO.
Peccato che inquadravano solo la metà SANA!
L’altra metà rovinò proprio nel 1703 a seguito del lontano terremoto dell’Aquila e servì come materiale di costruzione soprattutto del Porto di Ripetta poi distrutto con la costruzione dei muraglioni del Tevere.
Gli antichi Romani erano ottimi ingegneri ovviamente, ma trascurarono il fatto che proprio lì sotto passava l’antichissimo Fosso Labicano proveniente dall’attuale via Labicana per voltare a destra verso l’attuale via di S. Gregorio e raccordarsi e sfociare nella Valle Murcia (Circo Massimo). (Vedi Funiciello et al., 1995)
E ii depositi ghiaioso-marnosi purtroppo sono degli amplificatori dell’onda sismica….girare le telecamere , pliiiis.
Meno telecamere e falsi piagnoni in vetrina mediatico-elettorale, più restauri conservativi rigorosi pè nun piagne domani.
caiofabricius
23 apr 2009 - 16:01 - #3Scusate “da via Labicana voltare a sinistra” (proprio sotto il perimetro del crollo).
E’ che voltare a destra oggi è tragedia guasi obligada.
LuVi
23 apr 2009 - 21:19 - #4Grazie del memo storico caiofabricius, molto interessante ;)
Il mio “non facciamoci prendere dalla psicosi” è rivolto soprattutto ai Romani, il resto del centro Italia ha poco da sorridere purtroppo.