Tra leggenda e realtà: la Fontana delle Tartarughe

fontana tartarughe

Alzi la mano chi non ha mai visto questo "gioiellino", la Fontana delle Tartarughe che si trova in piazza Mattei, nel cuore del ghetto di Roma. Meno conosciuta è senz'altro la sua storia, sospesa a metà tra leggenda e realtà.

Si narra, infatti, che il duca Mattei, amante del gioco d'azzardo un giorno perse in un colpo l'intero patrimonio. Il suocero venuto a conoscenza dell'accaduto rifiutò di concedergli in sposa la figlia.

Il duca, allora, decise di stupire il suocero dimostrando di essere, nonostante tutto, un gran signore. Fece quindi realizzare nell'arco di una sola notte questa magnifica fontana. Il giorno dopo convocò nel suo palazzo il suocero e la figlia e li fece affacciare alla finestra per ammirare lo spettacolo.

fontana tartarughe

Mattei, di fronte allo stupore dei due, disse loro: "Ecco che cosa è in grado di realizzare in poche ore uno squattrinato Mattei!". Seguirono naturalmente le scuse e la conferma del matrimonio. Dopodichè il duca decise di murare la finestra, a ricordo di quel giorno memorabile e affinchè nessuno più potesse affacciarvisi.

finestra

In realtà la fontana venne realizzata nel 1588 su progetto di Giacomo Della Porta, mentre il palazzo Mattei fu costruito, su disegno del Maderno, solo nel 1616. Così la leggenda si ingarbuglia ancora di più: probabilmente ai tempi la fontana si trovava nel giardino di un palazzo principesco, quindi è possibile che il duca Mattei l'abbia chiesta in prestito per una notte e, successivamente, sia rimasta per sempre nella piazza.

Un'altra curiosità su questa fontana riguarda le tartarughe bronzee: nel progetto originario non erano presenti, furono aggiunte successivamente, nel 1658, probabilmente dal Bernini. La sorte di queste tartarughe è stata sempre avversa: sono state più volte rubate, ma sempre recuperate e rimesse al loro posto. Nel 1981, ancora una volta la fontana è stata privata di una tartaruga, così si decise di sostituirle con delle copie, mentre le tre superstiti originali sono conservate nei Musei Capitolini.

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