Sequestro Orlandi, le rivelazioni della super-testimone

"Successe tutto a Torvaianica. Con Renatino, a pranzo da Pippo l'Abruzzese, arrivò Sergio, l'autista, con due sacchi. Andammo in un cantiere, io restai in auto: buttarono tutto dentro una betoniera. Così facciamo scomparire tutte le prove, dissero". E in uno di quei sacchi c'era il corpo di Emanuela Orlandi. A parlare è ancora Sabrina Minardi, super testimone dell'inchiesta sulla scomparsa della ragazza avvenuta nel 1983. Le dichiarazioni rilasciate ai magistrati due settimane fa circa sono sufficientemente circostanziate e tali da giustificare un supplemento di indagini. Ciò che non torna nella ricostruzione dell'ex fidanzata di Enrico De Pedis, uno dei capi della banda della Magliana, è la data. Minardi sostiene che nel secondo sacco gettato nella betoniera ci fosse il corpo di un bambino di 11 anni, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda e ucciso per vendetta. In realtà il bimbo fu ucciso il 21 giugno 1993, cioè dieci anni dopo, quando De Pedis era già morto.


La Minardi racconta poi altri dettagli della domenica mattina in cui avvenne il sequestro: "Arrivai al bar del Gianicolo in macchina (...) Renatino (De Pedis, ndr) mi aveva detto che avrei incontrato una ragazza che dovevo accompagnare al benzinaio del Vaticano. Arriva 'sta ragazzina: era confusa, non stava bene, piangeva e rideva. All'appuntamento c'era uno che sembrava un sacerdote: scese da una Mercedes targata Città del Vaticano e prese la ragazza. A casa domandai: A Renà, ma quella non era... Se l'hai conosciuta, mi rispose, è meglio che te la scordi. Fatti gli affari tuoi. Poi - aggiunge Minardi - a De Pedis chiesi: in mezzo a che impiccio mi hai messo, e lui rispose nessun impiccio. Di lì a pochi giorni tentarono di rapire mia figlia, chiamai immediatamente Renato e mi disse 'se ti sei scordata quello che hai visto non succederà niente a tua figlia".

Emanuela Orlandi sarebbe stata tenuta nascosta in una casa vicino a piazza San Giovanni di Dio, all'interno di "un sotteraneo immenso che arrivava quasi fino all'ospedale San Camillo". L'appartamento si troverebbe, venendo dalla stazione di Trastevere e salendo dalla circonvallazione Gianicolense, uno o due semafori prima della piazza San Giovanni di Dio. Ecco la descrizione della teste: "A un certo punto, sulla destra ci sono dei giardini, un piccolo parco, in quella traversa lì. Dovrebbe esserci pure un fabbricato basso, un palazzo se lo ricordo bene".

Infine, ecco il colpo di scena: Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita da Renatino De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus, il presidente dello Ior (la banca del Vaticano) dal 1971 al 1989. "Hanno rapito Emanuela per dare un messaggio a qualcuno" - dice la Minardi - "Renato, da quello che mi diceva, aveva interesse a cosare con Marcinkus perché questi gli metteva sul mercato estero i soldi provenienti dai sequestri. Io a monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un appartamento di fronte, a via Porta Angelica... Sarà successo in totale quattro o cinque volte... Lui era vestito come una persona normale". Quindi l'incontro con Giulio Andreotti: "Io andai anche a cena a casa di Andreotti con Renato. Ovviamente davanti a me non parlavano... due volte ci sono andata". La teste precisa però che Andreotti "non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì".

E' la prima volta che qualcuno riferisce fatti concreti sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Gli inquirenti però, prima di pronunciarsi, vogliono riscontrare ogni più piccolo particolare. Nel verbale ci sono alcuni incongruenze temporali, "ma alcuni dettagli - fanno sapere - sono così precisi e circostanziati che meritano di essere approfonditi con attenzione".

Fonte | Repubblica.it

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