Il piano di Soros: stadio, marketing e Marcello Lippi


Gli emissari di George Soros torneranno a Roma per chiudere, in un modo o nell'altro, la trattativa per l'acquisto della Roma. Se l'offerta da 250 milioni convincerà i Sensi, il piano per la nuova società partirà subito. Che l'affare si faccia è opinione di molti, anche di persone vicine a Rosella Sensi. La Roma, più che materiale, è un bene affettivo; ma il debito di 370 milioni dell’Italpetroli e le pressioni di Unicredit fanno pensare alla cessione.

In città, scudetto e finale di Coppa sono passati in secondo piano. Si sognano grandi nomi da affiancare ai campioni attuali, alcuni in scadenza di contratto. Ma l'idea principe del filantropo ungherese sarebbe un'altra: Marcello Lippi. Non farebbe l'allenatore, ruolo che spetterà a Luciano Spalletti, ma il coordinatore di tutto ciò che ruota intorno alla prima squadra. Soros sa che si vince sul prato ma soprattutto dietro le scrivanie. L'ex ct sarebbe l'uomo ideale per le qualità dimostrate nello scorso Mondiale - Totti e De Rossi, capitano e futuro dei giallorossi, accoglierebbero il viareggino a braccia aperte (Panucci un po' meno). Agli americani verrebbe lasciata la gestione del marketing, del merchandising e dei ricavi del nuovo stadio, edificato sul modello di quello dell'Arsenal.

Sembrano tutti d'accordo: il nuovo governo, il futuro sindaco, i giocatori, i presidenti di Serie A. Tranne la Federcalcio, il cui presidente Abete preferirebbe una Roma italiana. A breve anche i Sensi scioglieranno le riserve. Intanto i tifosi, sfumato forse il sogno scudetto, pensano a Torres e Benzema. Più che lecito.

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