Strani incontri: il pavone della Garbatella

Una voce di quartiere, quasi una leggenda, raccontava di un pavone in giro per i marciapiede del quartiere Garbatella. Sembrava una delle tante chiacchiere sulle bizzarrie della Capitale, e invece eccolo qui, in carne e piume. Risoluto e poco timido, questo volatile insolito a incontrarsi nel cemento cittadino passeggia incurante della curiosità che desta, e poco desideroso ad aprire quella coda che lo ha reso famoso nel regno animale. Ogni tanto svolazza da un cancello a un albero, poi torna giù a pigare quello che lasciano i passanti, come fosse un comune piccione. In realtà sembra che in questa zona, una volta periferica, ci fossero più pavoni, sette per l'esattezza. Questo sarebbe l'ultimo di una dinastia che chissà come è finita lì, forse fuggita dal giardino di un facoltoso o direttamente da un centro di veterinaria. Nell'incertezza dell'origine, ci confortiamo con l'antico significato che i romani davano al vanitoso pennuto, cioé di amore e resurrezione. E di questi tempi non è poco.

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