Qualità della vita: a Roma dipende da che giornale leggi

Roma sciopero Atac - 12 dicembre 2014

Questa mattina il sindaco di Roma Virginia Raggi ha pubblicato sul blog del comico genovese Beppe Grillo un post trionfale nel quale dava notizia del miracolo romano, ovvero del miglioramento della qualità della vita nella Capitale.

"Tutti i media continuano a riportare fake news sull'amministrazione 5 Stelle a Roma, la verità è che, come dimostra lo studio dell'Università La Sapienza, la qualità della vita è migliorata nell'ultimo anno consentendo alla capitale di scalare 21 post in classifica. I risultati iniziano ad arrivare. Roma migliora ed è proprio la qualità della vita dei cittadini ciò che più ci sta a cuore"

ha dichiarato il candidato premier Luigi di Maio nello stesso post. Il sindaco Raggi, invece, l'ha declinata così:
"Voglio riportarvi un'ottima notizia che riguarda la nostra città. Secondo una ricerca elaborata dal Dipartimento di statistiche economiche dell'Università La Sapienza di Roma e anticipata da ItaliaOggi, la qualità della vita a Roma registra un miglioramento: nella classifica delle province italiane ci collochiamo al 67° posto, guadagnando ben 21 posizioni rispetto all'88° posizione raggiunta nel 2016. [...] Alle polemiche preferiamo rispondere con l'evidenza dei fatti. I nostri primi e unici interlocutori sono i cittadini, con i quali stiamo sviluppando un rapporto diretto. Raccogliamo i loro contributi e li mettiamo a sistema, affinché siano effettivamente partecipi di tutte le scelte e delle decisioni strategiche. È questo l'approccio su cui abbiamo costruito il nostro mandato e che ci sta consentendo di rilanciare la città lungo l'asse del cambiamento".

Ma quanto, e cosa, c'è di vero in queste trionfalistiche affermazioni?

Di vero c'è che Roma ha guadagnato 21 posti nella classifica stilata dall'Università La Sapienza e resa nota da ItaliaOggi ma consegnare al lettore un dato così secco è una mistificazione assoluta della realtà: il rapporto (qui una sintesi di 40 pagine) dice tante altre cose e sarebbe il caso di spiegarle invece che di incensarsi d'effimera gloria. Roma in realtà è passata dal gruppo 4 della classifica, gli "insufficienti", al gruppo 3, gli "scarsi", non arrivando nemmeno a quell'"accettabile" che è il gruppo 2. Insomma la qualità della vita a Roma, semplificando sulla base di qualche elemento in più rispetto quelli presi per buoni dal sindaco, non è accettabile.

Ma Virginia Raggi e i pentastellati in Comune non sono gli unici a scivolare sullo studio di turno. Il Sole24Ore di oggi pubblica infatti un'altra classifica sulla qualità della vita nelle città italiane, classifica nella quale Roma invece di guadagnare 21 posizioni ne perde 8: il rapporto, su base annuale, è stilato dallo stesso quotidiano economico e racconta una realtà diversa da quella dell'Università LaSapienza e ItaliaOggi.

Chi ci dice, quindi, come si vive a Roma? Per come viene messa sui giornali di oggi la qualità della vita nella Capitale dipende da quale quotidiano compri al mattino e, forse, è un po' poco solida come analisi. Anche perché entrambi gli studi proposti non chiariscono quale metodologia sia stata applicata e l'unica cosa che risulta chiara è che quello messo a punto dall'Università La Sapienza prende in considerazione più elementi rispetto allo studio del Sole24Ore.

Senza entrare troppo nei tecnicismi e nell'analisi degli studi proposti sulla qualità della vita in città occorre fare un esercizio di onestà intellettuale e guardare la realtà per ciò che è: chi ci vive, a Roma, combatte ogni giorno una vera e propria battaglia. Contro chi dice che "va tutto bene" o "va tutto meglio" ed anche contro chi dice che "va tutto male" o "il baratro è vicino": la realtà è, come sempre, un po' più complessa di così e chi vive a Roma lo sa bene. Checché ne dica il sindaco o chi per lei.

La qualità della vita a Roma dipende da quale giornale si compra. Questa è l'unica verità (quella cosa che è verificabile): tutte le altre "verità" sul vivere bene e sul vivere male sono soggettive e per questo darle in pasto al proprio pubblico è quanto di peggio il giornalismo e la politica possano fare.

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