Città del Vaticano, dal 2018 stop alla vendita di sigarette

The Vatican Prepares For The Departure This Week Of Pope Benedict XVI

A partire dal 2018 all'interno di tutto il territorio della Città del Vaticano sarà vietata la vendita di sigarette a dipendenti, religiosi e diplomatici che vivono all'interno dello Stato pontificio. La decisione, secondo quanto rivelato dall'agenzia stampa Telam, discenderebbe direttamente da Papa Francesco, che sarebbe stufo di incentivare e permettere "una pratica che danneggia la salute".

Una svolta "proibizionista" che è certamente curiosa.

È noto a tutti i romani, ma anche ai non romani, che in Vaticano l'acquisto di alcuni beni (sigarette e prodotti da fumo, benzina, profumi ed altri beni) è molto conveniente, in quanto tali beni sono soggetti ad una tassazione decisamente leggera. Le sigarette, secondo gli ultimi calcoli, costano circa il 20% in meno che in territorio italiano (uno sconto da sommare alla mancata applicazione dell'IVA e delle accise sui tabacchi) e basta attraversare una strada: secondo quanto rivelò il giornalista Emiliano Fittipaldi nel suo libro-scandalo sul caso Vatileaks all'interno del piccolo stato si vendono circa 10 milioni di sigarette ogni mese. Insomma, un bel business cui il piccolo Stato ha deciso di rinunciare.

Lo scandalo Vatileaks rivelò infatti qualcosa di "inconfessabile" ma anche, in verità, un segreto di Pulcinella: ufficialmente nessun membro del porporato e della Curia ha il vizio del fumo eppure vescovi e cardinali in Vaticano hanno diritto, da sempre, a diversi benefit sulle "bionde", fino a 500 pacchetti al mese da scontare del 20% sul prezzo.

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