A Roma la guerra dell'acqua, i cittadini preoccupati

Continua il braccio di ferro sull'acqua a Roma, alla vigilia del fatidico venerdì in cui l'azienda Acea dovrebbe sospendere, come ordinato dalla regione Lazio, i prelievi idrici dal lago di Bracciano, un bacino depauperato dalla siccità e dalle pompe romane.

Da un lato il gestore idrico, dall'altro l'amministrazione PD Zingaretti; in mezzo i cittadini che secondo il piano di emergenza Acea rischiano il razionamento dell'acqua a turno con stop di otto ore.

L'ipotesi è grave come ha sottolineato alla Camera la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin:

"Ho pertanto evidenziato sia al presidente Zingaretti che al sindaco di Roma Capitale che un'eventuale sospensione generalizzata dell'erogazione di acqua, anche a fronte dell'aumento delle temperature, potrebbe pregiudicare gravemente il livello igienico sanitario di tutte le strutture ricettive e di ristorazione, e di tutti gli uffici pubblici, nonché delle strutture dove vengono alloggiati gli animali, ma soprattutto potrebbe comportare pregiudizi per l'erogazione dei servizi sanitari essenziali."

In mezzo anche la sindaca di Roma, anche lei parte in causa in quanto il Comune è azionista di maggioranza di Acea, e il sindaco fa parte anche del Consorzio del Lago di Bracciano.

Virginia Raggi ha convocato un tavolo tecnico sulla questione, per ora senza risultati; Acea dichiara di non poter aumentare i prelievi dall'acquedotto del Peschiera perché gli impianti non lo consentono.

Così fra tubi fatiscenti, investimenti mancati, afa estiva e una guerra anche politica, i romani aspettano agosto ma ai rubinetti chiusi non crede nessuno. Un po' fatalisti, un po' abituati all'arte di arrangiarsi, si ripetono che una soluzione si troverà.

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