Acqua e siccità a Roma: perché è inutile chiudere i nasoni

Nasoni Roma-Settebello_Emanuele

A partire dallo scorso 3 luglio la giunta capitolina guidata da Virginia Raggi sta provvedendo a chiudere (a dire il vero lo fa Acea, la municipalizzata), progressivamente, i nasoni della città di Roma: della siccità, e della necessità di fare il possibile per evitare gli sprechi d'acqua nella Capitale, avevamo parlato qualche settimana fa, anticipando di qualche giorno quello che sembra sempre più il dibattito principale dell'estate romana.

L'intenzione della giunta è evitare sprechi idrici delle storiche fontanelle della capitale, costruite nel 1874 e diventate uno dei simboli della città eterna: i nasoni sfruttano ancora le condotte idriche di un paio di millenni fa e se pensate che la loro chiusura sia una fake news (in città la maggior parte delle fontane continua allegramente a pisciolare acqua) vi sbagliate di grosso: a partire dal 3 luglio si chiuderanno trenta fontanelle al giorno, fino a lasciarne attive solo 85 su 2.800. Come spiega Internazionale infatti "Non possono essere chiuse tutte insieme perché svolgono una funzione fondamentale per l’intera rete idrica, permettendo di mantenere in pressione le tubature, che sono molto vecchie e danneggiate".

I nasoni, oltre ad essere caratteristica oramai imprescindibile di Roma, sono anche un vero e proprio ente assistenziale: ai nasoni senzatetto, turisti, uomini d'affari, politici, anziani e bambini, rom e sinti, tutti possono abbeverarsi di acqua pulita, fresca e gratuita e questo, ha sottolineato la Croce Rossa nei giorni scorsi, è un elemento molto importante nella vita della capitale. A Roma infatti vivono almeno 7.700 persone senza fissa dimora, cui vanno sommate quelle escluse persino dai censimenti di associazioni varie e della Caritas, persone per le quali abbeverarsi alle fontane è fonte di vita primaria visto che non possono certo permettersi i 6€ al litro, prezzo di costo dell'acqua presso i mitici camion-bar della famiglia Tredicine (e non solo, sia chiaro). A fare il punto è stato Carlo Stasolla, dell'Associazione 21 luglio, in queste settimane molto attiva per cercare di sensibilizzare comune e cittadinanza non solo dell'inutilità del provvedimento di chiusura dei nasoni ma anche dei risvolti negativi che questo atto potrebbe avere:

“L’interruzione dell’erogazione dell’acqua dalle fontanelle della Capitale non risolverà in alcun modo il problema della siccità a Roma. Avrà invece effetti devastanti sulla vita quotidiana di migliaia di persone tra cui anziani, bambini e neonati. [...] Se in Italia il consumo quotidiano pro capite di acqua è di 6.115 litri (il 25 per cento in più rispetto alla media europea) e la perdita dell’acqua tra le fasi di prelievo e di effettiva erogazione è di circa il 27 per cento, il problema non sono i nasoni. E in una città abbracciata dal caldo africano evitiamo di aggiungere pene alle pene"

ha commentato Stasolla, citato da Internazionale. L'autore di I Nasoni di Roma, Fabrizio di Mauro, ha spiegato che la chiusura dei nasoni non è una soluzione e che anzi, anche sotto il profilo tecnico rischia di fare più danni che altro:

“La funzione principale dei nasoni era quella di sfogo delle tubature per ridurre la pressione stessa ed evitare rotture nella rete. Inoltre la continua fuoriuscita dell’acqua è fondamentale per diversi aspetti tra cui quelli sanitari, perché il continuo sgorgare dell’acqua evita la proliferazione dei batteri. [...] Come ogni anno viene presentata dall’amministrazione comunale la proposta di chiudere i nasoni ma il problema non sono le fontanelle, ma gli sprechi delle vecchie tubature”

Le petizioni e le iniziative contro la chiusura dei nasoni si sprecano ma, su questo tema, sembra che il sindaco Raggi sia riuscita a convincere almeno una parte della popolazione: anche aziende importanti che hanno gli uffici al centro di Roma sembrano sostenere il sindaco in questa scelta, visto che nelle settimane scorse sono molti gli uffici che si sono visti tagliare l'erogazione dell'acqua nelle ore pomeridiane. Tuttavia qui il problema è duplice: al netto del provvedimento di Acea che prevede la chiusura progressiva dei nasoni infatti non c'è alcuna alternativa, come ad esempio un piano di ristrutturazione (ma nemmeno una bozza), e non è chiaro cosa il Comune ed Acea intendano fare per ridurre gli sprechi delle vecchie tubazioni: gli antichi romani fecero un lavoro splendido ma oggi sono i nuovi tubi, nuovi in termini millenari, a creare problemi. Ma su questo il silenzio è decisamente assordante: saranno le categorie meno abbienti, come spesso accade, a pagare per l'inefficienza altrui?

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