Roma si prepara a un'estate senz'acqua?

L'estate 2017 rischia di assetare Roma Capitale: Acea cerca soluzioni per scongiurare la crisi idrica

Nasoni Roma-Settebello_Emanuele

Cinque giorni fa il rione di Trastevere a Roma si è svegliato all'asciutto, senz'acqua: come ha reso noto Acea in una dichiarazione infatti "durante la manovra di riallineamento del serbatoio di Villa Pamphili, si è registrato un momentaneo blocco dell’erogazione idrica, provocando un abbassamento della pressione dell’acqua" e che ha causato qualche ora di disagio ad abitazioni, bar, ristoranti e fontane. Qualche segnalazione è arrivata ad Acea anche dai residenti di Marconi e Portuense mentre a Guidonia, comune 20km a nord-est di Roma, un guasto degli impianti idrici nella zona di Albuccione ha causato anche lì un forte abbassamento di pressione. E, circa un mese fa, anche i residenti del quartiere Pigneto hanno dovuto arrangiarsi per 24 ore, quando sono rimasti completamente senz'acqua.

La siccità che ha colpito l'Italia nelle ultime settimane rischia di mettere a rischio il sistema idrico di Roma e di mandare in sofferenza quello che era un sistema praticamente perfetto funzionante da migliaia di anni: secondo quanto riferiscono fonti stampa infatti la Coldiretti ha registrato, nel mese di aprile, un calo del 47% delle precipitazioni rispetto alla media e questo sta mettendo in crisi il sistema idrico della provincia di Roma, con tutti i problemi che ne conseguono: dall'erogazione a singhiozzo a fontane pubbliche e abitazioni a problemi nell'irrigazione dei campi dell'agro romano. Problemi che, se perdurasse la siccità, potrebbero ripercuotersi presto sulla Capitale.

Il politico e scrittore della Roma antica Sesto Giulio Frontino fu nominato curator aquarum (sovrintendente agli acquedotti) sotto l'imperatore Nerva, 2000 anni fa, e la sua opera più importante fu il De aquis urbis Romae, due libri sui problemi di approvvigionamento idrico nella storia di Roma: qui scriveva che "nei 441 anni che seguirono la fondazione di Roma, i Romani s'accontentarono di usare le acque tratte dal Tevere, dai pozzi e dalle sorgenti" ma nel 312 a.C. (2300 anni fa) l'amministrazione cittadina comprese che tale sistema non bastava più e che lo sviluppo urbanistico di Roma necessitava di un fabbisogno idrico maggiore.

Qualche anno più tardi di Frontino, Dionigi di Alicarnasso sintetizzava in tre opere la grandezza di Roma: le strade, le fognature e gli acquedotti. Le prime due sono le stesse che, almeno in parte, utilizziamo ancora oggi. Gli acquedotti invece adornano i parchi archeologici attorno alla capitale e fanno da spartitraffico tra le vene di cemento armato ed asfalto di una delle città più caotiche e antiche d'Europa, ma una parte di essi è ancora oggi utilizzata: grazie agli acquedotti romani i famosi "nasoni" di Roma zampillano acqua, buonissima, la vera anima di Roma, e con loro le magnifiche fontane della Capitale. Ma dopo 2300 anni di onorato servizio i servigi di queste opere monumentali, tanto importanti da essere arrivate fino a noi, rischiano di ridimensionarsi.

Il calo delle precipitazioni costringerà probabilmente la municipalizzata Acea a raddoppiare la captazione dell'acqua dal Lago di Bracciano, il quale tuttavia si trova già sotto la soglia di guardia stabilita nel 1990: nel prossimo mese di luglio infatti i prelievi aumenteranno a 1800 litri al secondo, aumento necessario a compensare la carenza di pioggia; in realtà, ha spiegato al Fatto Quotidiano il professor Loreto Rossi, docente di Ecologia presso il Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università La Sapienza di Roma e consulente del Comitato, "al momento Ato 2 preleva circa 1.500 l/s, ma con il raddoppio è possibile che si arrivi a 3.000 l/s. L’ulteriore abbassamento del livello metterebbe a rischio l’intero ecosistema, non essendo il lago vulcanico un bacino a continua rigenerazione. E i danni, in termini di inquinamento, sarebbero permanenti per il territorio, per l’abbassamento delle capacità autodepurative". Ragion per cui i sindaci di comuni come Bracciano, Anguillara e Trevignano si sono rivolti a Virginia Raggi, presidente della Città Metropolitana, per chiedere delucidazioni ed esprimere la propria contrarietà all'aumento delle captazioni dal Lago di Bracciano: Acea, nei giorni scorsi, ha chiarito che i prelievi dovrebbero essere al massimo di 1100 l/s, mentre da giugno a settembre invece sono previste le seguenti captazioni: giugno 1600 l/s, luglio 1800 l/s, agosto 800/l/s, settembre 1600 l/s. Numeri già fuori dalla convenzione ma che non basteranno a limitare i danni.

Per questo Acea ha incontrato i sindaci della Città Metropolitana per illustrare la situazione di difficoltà di approvvigionamento idrico dell’intera Regione Lazio (qui il report completo) e per illustrare quelle che sono le diverse soluzioni in fase di studio per affrontare quella che potrebbe essere in tutto e per tutto una vera crisi idrica in piena estate. Una crisi che, va sottolineato, non dipende esclusivamente dalla scarsa piovosità e dalla pigrizia di Giove Pluvio: in parte, ha sottolineato Acea, dipende anche da una forte dispersione idrica. Un problema che la capitale si trascina da molto tempo e che oggi potrebbe diventare una vera piaga: come sottolinea Il Fatto Quotidiano, che cita un rapporto Istat presentato nel marzo scorso in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, il 44% delle risorse idriche presenti nelle tubature (circa 140 litri al giorno a persona) andrebbe disperso: un dato superiore alla media nazionale, che si attesta al 38,2%.

Audita dalla Regione Lazio Acea si è impegnata a ridurre la dispersione con un primo intervento da 28 milioni di euro sui primi 70 km di rete idrica ma questa non è una promessa che si può evadere in un tempo breve, visto e considerato alcune situazioni di criticità. La municipalizzata ha diviso, come si vede nella mappa in alto, l'area metropolitana di Roma in diverse zone a seconda del grado di criticità: i comuni all'interno della zona rossa, dove quindi ci saranno riduzioni o sospensioni dell'erogazione dell'acqua sono Allumiere e Tolfa, a nord di Roma; Monterotondo, Marcellina e Vicovaro a nord est di Roma; Capranica Prenestina, Castel San Pietro Romano, Rocca di Cave, Cave, Palestrina, Zagarolo, San Cesareo, Colonna, Monte Porzio Catone, Rocca Priora, Frascati, Lariano, Albano Laziale, Ariccia, Genzano, Lanuvio, Velletri, Segni, Montelanico, Gorga, Carpineto Romano, Rocca Santo Stefano, Canterano, Ciciliano e Saracinesco.

Nella zona gialla, dove ci saranno abbassamenti di pressione dell'acqua, ci sono i comuni di Santa Marinella, Cerveteri, Manziana, Fiano Romano, Morlupo, Capena, Filacciano, Mentana, Fonte Nuova, Guidonia, San Polo dei Cavalieri, Castel Madama, Tivoli, San Gregorio di Sassola, Mandela, Sambuci, Poli, Casape, Pisoniano, Gerano, Cervaro di Roma, Bellegra, Affile, Roiate, Jenne, Arcinazzo Romano, Genazzano, Montelanico, Artena, Labico, Rocca di Papa, Nemi, Castel Gandolfo, Marino, Ciampino e Pomezia.

Sommati assieme tutti questi comuni comprendono circa un milione di residenti, cui vanno sommati i fuori sede (domiciliati e non) e i non registrati: un problema macroscopico per il quale il Comune di Roma, Acea e i diversi comuni interessati stanno cercando una soluzione, non senza criticità visto che i comuni dell'area di Bracciano sono letteralmente sul piede di guerra. Dal Comune di Roma fanno sapere che sindaco e giunta stanno affrontando il problema, anche grazie al lavoro dei nuovi vertici di Acea nominati dal sindaco Raggi, ma ben poche soluzioni vengono fornite per il qui e ora.

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