Roma, Ama licenzia 60 persone assunte durante Parentopoli

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Sette giorni dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza che ha condannato a 5 anni e 3 mesi Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama, indagato anche in Mafia Capitale, il consiglio di amministrazione della società partecipata ha dato il via libera al licenziamento dei dipendenti assunti nel 2008 con chiamata diretta. Nell'organico di Ama ci sono ancora 37 impiegati e 23 autisti assunti in quel periodo, ai quali verrà presto notificato il licenziamento. Il CDA dell'Ama ha avviato l'iter dopo aver preso atto delle motivazioni della sentenza, come è stato spiegato in una nota diramata dall'azienda: "Le motivazioni addotte nella sentenza, ritenute all'unanimità dall'attuale Cda Ama rigorose e inappuntabili, hanno infatti appurato che le assunzioni in questione sono da considerarsi illegittime, facendo conseguire un ingiusto vantaggio patrimoniale ai soggetti assunti".

La sentenza del tribunale di Roma è inoppugnabile perché le indagini hanno dimostrato come: "molti degli assunti fossero legati a rapporti di parentela o affinità con esponenti politici o a persone a questi ultime vicine ed erano espressione del volere, per nulla trasparente, dell'amministratore delegato.... Nessuna garanzia veniva adottata dagli imputati Panzironi, Cedrone e Regard che vistavano le 41 assunzioni oltre che senza neppure una proposta motivata e senza allegazione di curricula in spregio a qualsiasi positiva verifica circa l'imparzialità nella trasparenza delle assunzioni, imposte invero da logiche clientelari e arbitrarie dell'amministratore delegato a cui si è fatta irragionevole acquiescenza".

Il Presidente di Ama Daniele Fortini, che ha proposto il licenziamento al CDA, ha spiegato così la decisione presa dal consiglio: "Non si tratta di un licenziamento discriminatorio ma del ristabilimento della verità, legalità e della giustizia come chiesto dal sindaco: non viene consumata nessuna vendetta politica. La tragedia di questi lavoratori che perderanno il posto è responsabilità di coloro che hanno imbrogliato commettendo un crimine per cui sono stati condannati. Noi non possiamo lasciare che venga ulteriormente proseguito un ingiusto vantaggio patrimoniale a persone che non ne hanno diritto. Il primo eventuale profilo di rischio per l'azienda è questo: essere inerte, ovvero non agire nel momento in cui il tribunale penale dice che si sta godendo ingiustamente di un vantaggio procurato da un reato, che peraltro è quello che ha condotto alla condanna di amministratori ed ex dirigenti dell'azienda e su cui noi già a giugno abbiamo agito: l'azienda, alla luce della sentenza, ha immediatamente aperto la procedura per il risarcimento del danno contro quegli amministratori e dirigenti e quindi ci sarà una causa anche in quella circostanza".

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