Metropolitana di Roma: si torna a parlare della linea D

L'assessore dimissionario Improta ha fatto tabula rasa del precedente project financing

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Come ultimo atto da assessore alla Mobilità di Roma Capitale, il dimissionario Guido Improta ha revocato definitivamente alla società Condotte l'incarico di promotore per il project financing della linea D della metropolitana. Si pone così fine all'iter che ha portato la quarta linea metro su un binario morto – è il caso di dirlo – e ciò vuol dire che da ora il progetto può dirsi o definitivamente tramontato, oppure pronto per essere riproposto, magari sull'onda dell'entusiasmo per l'apertura delle nuove stazioni della metro C e dei finanziamenti in arrivo per il Giubileo straordinario.

Per capire meglio il senso di quest'atto, occorre fare un passo indietro.

Era il 2007, giunta Veltroni, quando partirono gli scavi per la Metro C e il Comune mise in cantiere il progetto per una quarta linea, di colore giallo, che doveva avere l'ambizioso obiettivo di collegare l'EUR a Montesacro passando per il Centro Storico ma anche per zone non ancora toccate dalla metro, come Trastevere e Salario. Va detto che, in quel momento, si pensava di aprire la tratta della C fino a San Giovanni entro il 2011, e completare la terza linea entro il 2015, quindi il progetto di una quarta metro non sembrava così fantascientifico.

Quando l'amministrazione Alemanno ereditò il progetto, lo mise in stand-by assieme ad altri (come quello del Ponte dei Congressi, ora tornato d'attualità), a causa di due elementi critici che ne rendevano insostenibili i costi: il primo era il passaggio attraverso il centro storico con ben tre fermate, Piazza Venezia, Piazza San Silvestro e Piazza di Spagna (la prima e l'ultima necessaria per l'intersezione con le linee C e A), così come i problemi per la realizzazione della fermata Trastevere; il secondo erano i problemi di finanziamento, con la società Condotte che aveva redatto il progetto preliminare dal costo totale di 2,7 miliardi più iva, di cui il 50% a carico del Comune, e 50% a carico dei privati, che in cambio avrebbero avuto la concessione della linea per 20 anni, un canone annuo di 147 milioni, e i diritti a lottizzare una quantità molto elevata di terreni comunali sui quali costruire.

Per questo l'amministrazione Alemanno aveva fermato il progetto a seguito dei rilievi dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che bocciavano le richieste dei privati, e in attesa di un piano alternativo che permettesse di non passare attraverso il centro e Trastevere. E pensare che era già pronto il cronoprogramma: inizio dei lavori nel 2011, apertura della tratta prioritaria nel 2017, completamento nel 2020.

Nel progetto originario, la metro D avrebbe contato circa 20 km, partendo da Piazza dell'Agricoltura, incrociando subito la linea B a Magliana e passando per Roma Tre, Portuense, Trastevere, Centro storico, poi Piazza Fiume, Piazza Buenos Aires, Piazza Verbano, Prati Fiscali, Jonio (intersezione con la B1), Talenti e capolinea a via Ugo Ojetti.

Fin qui lo stato delle cose. Ora si riparte da zero, o si archivia definitivamente il progetto. È chiaro che la priorità del Comune è completare la tratta centrale della metro C, arrivando il prima possibile ai Fori Imperiali e cercando di capire se e come proseguire verso Ottaviano. Una volta sciolto questo nodo, la giunta si ritroverà in mano il dossier Metro D, libero da appalti, procedure onerose e minacce di chiamate in giudizio, come successo finora.

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