Gita fuori porta: a Monte San Biagio per la salsiccia al coriandolo

Storia e tradizione si fondono con la cucina in questo borgo 'di confine'

Salsiccia

 

Non manchiamo mai questo appuntamento con Monte San Biagio, in provincia di Latina, sia perché l’appuntamento culinario è tra i più originali e più succulenti, sia perché tornare da quelle parti è sempre piacevole, soprattutto per l’accoglienza calorosa che ti regalano le persone.

Quindi, anche questo weekend non possiamo esimerci dall’assaggiare le salsicce al coriandolo o, come si chiama questa spezie nel dialetto locale, alla ‘petarda’, visto il suo sapore piccante. Occhio, infatti, specie se palato e lingua non sono bene educati: ci sono salsicce piccanti e salsicce piccantissime, perciò vi consigliamo di chiedere sempre, prima di addentare.

Un po’ di storia su questa salsiccia dal sapore così unico e se vogliamo stravagante, è d’obbligo: la ricetta risale ai Longobardi, che secoli fa transitarono da queste parti. Il coriandolo, infatti – si sapeva già allora – è un potente antibatterico che conserva la carne per diverso tempo, anche in viaggio e in mancanza di refrigerazione; sempre per questo motivo il suddetto popolo, di vocazione nomade, preferiva ricavare dal maiale salsicce e salami che meglio venivano trasportati e conservati (e chiamali scemi!).

Oggi come allora, qui la salsiccia al coriandolo si prepara seguendo l’antica tradizione: si fa affumicare per due o tre giorni su legna di lentisco (un arbusto molto diffuso), e poi ‘drogata’ con semi di coriandolo fatti essiccare al sole o abbrustolire in forno; dopo di che, prima di inserire la carne nel budello, viene bagnata con il vino Moscato di Terracina, mentre per quelle destinate ad essere conservate, si utilizza solo olio locale della varietà itrana.

L’occasione, poi, è ghiotta per scoprire qualcosa di più su questo borgo medievale la cui torre costruita per volere di Sisto V, fino al 1870 segnò il confine meridionale dello Stato Pontificio. Ma anche prima il paese, che si chiamava Monticelli, era molto conosciuto per chi si dirigeva a Roma dal sud o per chi dall’Urbe viaggiava verso Napoli e non mancava certo di visitare il centro storico, passando, a seconda della direzione, dalla Porta di San Rocco, di San Vito o del Castello.

Nei dintorni dell’abitato, infine, valgono un’escursione l’Epitaffio di stile classico e i ruderi del castello e del tempio romano che dominano sull’intero bacino di Fondi, mentre gli amanti della natura non resteranno delusi dai 300 ettari di superficie della sughereta di San Vito, che ospita sugheri e lecci secolari che già da soli costituiscono un bel pezzo di storia.

Foto | ufficio stampa fuoriporta.it

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