Roma incontra: a cosa serve la politica? E a cosa l'anti-politica?

Dibattito su politica e antipolitica

Di questi tempi ce lo chiediamo un po' tutti. Con il nuovo governo ipertecnico poi sta diventanto un tormentone. "A Cosa serve la politica?". Se lo chiede anche Piero Angela, noto divulgatore scientifico italiano, che torna in libreria proprio con un saggio sul tema.

Ieri sera, nell'auditorium dell'Ara Pacis, per presentare il suo volume, si è incontrato anche con due famosi casticidi, Sergio Rizzo e Antonio Stella che propongono ora un nuovo volume risolutivo sulla spaventosa situazione (non solo) politica italiana: "Lincenziamo i padreterni".

Il dibattito non poteva non essere molto interessante, come dimostrano le tante persone in platea (qualcuna anche nello scomodo ruolo di infiltrato della casta. L'appuntamento, iniziativa di Roma InConTra, casca proprio come il cacio sugli onorevoli. Stella e Rizzo in teoria non risparmiano nessuno, anche se il primo ci tiene a precisare che

"Non è vero che ce l’abbiamo con i politici e la politica non è da disprezzare. E’ che i politici dovrebbero fare i politici. Per uscire da questa crisi serve la politica, ma deve essere una politica diversa: non deve concentrarsi sul proprio ombelico, deve essere attenta a ciò che succede intorno ad essa. Ed è una politica quanto meno poca attenta quella che, tanto per fare un esempio, non ha capito l’importanza del web e ha fatto in modo che l’Italia sia 70esima per velocità di download su internet, subito dopo il Ruanda."

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"Ai tempi in cui Pomicino (in sala ndr) era ai vertici - aggiunge Stella - la politica, nonostante sia stata massacrata dalle inchieste, costava molto meno. Nel 1983 Montecitorio, con tutte le sue dependance, spendeva 41 volte di meno. Se l’Italia si fosse sviluppata al ritmo dei costi della Camera, a quest’ora i cinesi li faremmo neri".

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Angela, dal canto suo, prendendo la parola, ci spiega quanto "la politica si sia sempre occupata soprattutto di distribuire la ricchezza e molto meno di crearne". Non solo, ci legge anche una lista di lavori ed occupazioni che in realtà possono solo migliorare la società, ma sono le prima a consumare il prodotto della stessa evoluzione scientifica, proprio perché in cambio, non producono nulla.

"I filosofi sono i più grandi consumatori di petrolio". Ma "Vi sono molti modi per produrre ricchezza - precisa Angela - ad esempio migliorando l’educazione, la scuola e l’università, o dando spazio ai valori e al merito. Ma di queste cose non ci si occupa. Ci si occupa della distribuzione del latte, ma non della mucca (...) In Italia il merito è calpestato. Se non metti le persone giuste nel posto giusto non puoi avere efficienza. Qui in Italia il merito e’ quello dell’appartenenza".

Insomma ci sarebbe da sottoscrivere ogni considerazione dei tre intellettuali. Salvo nutrire qualche comprensibile scetticismo sulle cattedre mediatiche da dove espongono le loro tesi. Case editrici, canali televisivi, grandi giornali, comuni e città. Insomma, che il merito d'appartenenza non s'affacci anche da queste parti è un po' arduo da sostenere...

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